BLUE DROPS nr3 – aprile 2022

Nuova puntata di BLUE DROPS, le news della stampa estera a cura di Andrea Puglisi. Questo mese ambiente a 360° per la Giornata della Terra ed un focus dedicato alla delicata situazione internazionale.

Il bacino del Mar Nero, originatosi dallo shift continentale che centinaia di milioni di anni fa ha sminuzzato Tetide, la metà orientale dell’oceano all’epoca della Pangea, è storicamente uno dei palcoscenici più prolifici della civiltà umana.

CSIS”: Similmente a come accade per il suo fratello più famoso, il Mar Mediterraneo, i popoli insediati lungo le sue coste lo hanno usato per tessere relazioni commerciali e belliche con i propri vicini. Gli antichi greci, attirati dal clima mite del bacino fondarono lì numerose città portuali, tra cui Histria e Tomis (oggi Costanta, in Romania).

Passando in rapida rassegna i successivi castri latini, le colonie genovesi, e gli sbocchi terminali della Via della Seta, arriviamo al diciottesimo secolo, periodo in cui il Mar Nero divenne teatro dello scontro tra due delle massime potenze dell’epoca, la Russia zarista e l’Impero Ottomano. Uno dei punti caldi della contesa era la Crimea, penisola che si estende a sud dell’attuale Ucraina. Nel 1774 la Russia riuscì a strappare la regione ai Turchi, garantendosi un accesso privilegiato al Mar Nero e ai suoi commerci.

Dopo un braccio di ferro secolare in cui Turchia, Russia (poi URSS) e la nascente NATO si contendono la penisola, i trattati internazionali che seguono il crollo dell’Unione Sovietica la assegnano all’Ucraina. La Russia mantiene comunque un’influenza sulla regione, per interessi politici e commerciali, arrivando a un’annessione forzata nel 2014.

L’attuale conflitto fra Russia e Ucraina si impernia dunque in uno scenario storico in cui le tensioni non sono mai state del tutto assenti. In tutto questo, il Mar Nero continua ad assistere in silenzio agli scontri fra popoli. Infatti, anche se le notizie dal fronte descrivono un conflitto prevalentemente di terra, le navi russe pattugliano le acque, bombardano porti nemici come la città di Odessa, e occasionalmente coinvolgono nel fuoco d’offesa navi commerciali internazionali.

The Guardian”: Questo, in particolare, ha destato l’attenzione della International Chamber of Shipping (ICS), la quale, nel lanciare un grido d’allarme alle Nazioni Unite, riporta l’abbattimento di ben cinque imbarcazioni commerciali e la morte di un ufficiale ventisettenne di origini bengalesi. La richiesta dell’ICS è quella di aprire dei “corridoi blu” per permettere alle navi, ora al sicuro nei porti della regione, di lasciare incolumi il Mar Nero. A inizio marzo, l’International Maritime Organization (IMO) ha accolto la richiesta, ed è ora in corso la pianificazione delle vie di fuga.

In ogni caso, la guerra moderna non è una minaccia solo per l’essere umano, ma arriva ormai a intaccare gli ecosistemi terrestri e marini, impotenti scenari del massacro.

Business Insider”: Doug Weir, direttore della ricerca al Conflict and Environmental Observatory di Hebden Bridge (UK), ci spiega che nel caso dell’Ucraina i rischi ambientali sono principalmente dovuti all’alta concentrazione di industrie manifatturiere nelle regioni colpite. Miniere di carbone, impianti metallurgici e fabbriche di prodotti chimici, si trovano in grandi quantità nell’area del Donbass. I danni provocati a queste strutture possono arrecare danni a breve e lungo termine ad aria e acqua.

TIME”: Inoltre, nella stessa regione si trovano due grandi discariche di rifiuti tossici, in cui si accumulano gli scarti dell’industria chimica. Entrambe le aree sono delimitate da un terrapieno che, se danneggiato dagli scontri a fuoco, potrebbe riversare i liquami nel territorio circostante e nel fiume Zazilna, per dilavare poi in altri corsi d’acqua e riversarsi infine proprio nel Mar Nero, causando danni di entità ancora sconosciuta, intaccando l’equilibrio di una parte di mondo che da migliaia di anni ospita gli incontri-scontri del genere umano.

La grande attenzione ai danni ambientali della guerra è sintomo di una crescente sensibilità della comunità scientifica e delle organizzazioni internazionali ai temi ecologici che segnano così in profondità questa nostra era dell’Antropocene.

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