Il Coronavirus e la rivincita degli animali

Il Coronavirus ha chiuso l’animale uomo nelle case e la natura rivendica i propri spazi. Gli animali invadono le città, le spiagge e i porti, tornando padroni dei loro spazi. Ma è tutto vero?

In queste settimane di lockdown, si sono moltiplicate le segnalazioni riguardo ad animali che, complice l’assenza dell’uomo, sembrano aver riguadagnato i loro spazi naturali e, spesso, si sono spinti oltre.

Le città ed anche i porti, si vuotano di persone e di traffico. Con l’assenza degli uomini e dei loro mezzi di trasporto, la natura sembra riappropriarsi di ciò che le abbiamo tolto.

Capre selvatiche in Galles, anatre a Milano ed in molte altre città italiane, i cervi in Ski Lanka, le scimmie del Nepal. Anche il “pianeta azzurro” sembra risvegliarsi: i delfini riguadagnano i porti francesi, invogliati dalle acque costiere e delle lagune tornate trasparenti e silenziose; nelle Filippine migliaia di meduse sono state osservate assembrarsi dove prima erano minacciate dall’uomo.

UNA SCOMODA VERITA’

Ma è tutto oro quel che luccica? Di fronte a tanta meraviglia, siamo sgomenti, messi davanti alla nostra invasività, e, al contempo, felici nel vedere tanta bellezza rivendicare il proprio posto nel mondo.

Il problema è che la quasi totalità di queste notizie, si rivelano fake news. Spesso la presenza di alcuni animali in determinato contesto urbano è più usuale di quanto non sembri. La condizione nella quale ci troviamo ora, ci pone di fronte a queste notizie con animo diverso. Abbiamo bisogno di un “lato positivio” del Coronavirus e non importa che sia vero o falso.

I cigni nella laguna di Burano, sono presenti anche nei periodi di massimo flusso turistico e la notizia sugli elefanti che si sarebbero ubricati con le scorte di alcool di un villaggio di contadini in Cina, è clamorosamente falsa.

 

Riguardo il nostro bisogno di buone notizie -per quanto false- in questo periodo buio, il National Geographic ha interrogato Susan Clayton, professoressa di psicologia e studi ambientali al College of Wooster, in Ohio: “Credo che le persone vogliano veramente credere nel potere della natura di ‘guarirsi’. Le persone sperano che, a prescindere da quello che abbiamo fatto, la natura sia abbastanza potente per superarlo”.

UN GIOCO RISCHIOSO

Ha senso quindi, considerato il momento, evidenziare la non veridicità di queste notizie e demoralizzare ulteriormente le persone? In realtà ogni notizia confutabile è doppiamente pericolosa. Da un lato crea una falsa aspettativa, dall’altra è facilmente smontabile ed espone le persone che ci credono ad una doppia delusione (non solo la notizia era falsa ma io non sono stato abbastanza attento da capirlo).

In un’epoca in bilico tra ricerca di notorietà attraverso “like facili” e post-verità che ci espone a credere a qualcosa di palesemente falso perchè “è il messaggio che conta”, non è certo la prima volta che ci troviamo di fronte ad una “manipolazione emotiva” per sostenere quella che potremmo considerare una buona causa.

Qualche tempo fa, il video di un orso bianco in fin di vita ha fatto il giro del mondo. Alcuni hanno attribuito la condizione dell’animale al climate change ed al collasso ecologico di un ambiente che non ha sopportato il rialzo delle temperature. Ma la realtà era un’altra.

Il predatore si trovava in una zona con temperature in linea per la stagione ed il clima locale, quindi era più facile che si trovasse in quelle condizioni a causa di una malattia. Perorare la giusta causa della lotta al climate change con immagini non verificabili in maniera scientificamente accurata, espone agli attacchi dei negazionisti anche se stimola la sensibilità e l’attenzione delle persone.

UN SOLO OBIETTIVO

In settimane difficili come queste, abbiamo tutti bisogno di speranza e leggerezza ma questo non può avvenire a discapito della verità. Il compito di chi si occupa di comunicazione -ambientale e non- è quello di verificare le fonti e portare all’attenzione degli utenti solo notizie vere anche se meno consolatorie.

Il Coronavirus ci sta insegnando molto sul nostro ruolo sul Pianeta e sull’impatto dell’animale uomo e lo sta facendo in maniera brutale. Esiste però tanta bellezza là fuori, della quale siamo stati testimoni anche con una semplice scampagnata dietro casa, che ci aspetta -magari più maturi e rispettosi- e che non ha bisogno di like, retweet e nemmeno di verifiche.

Scrive per noi

Andrea Ferrari Trecate
Andrea Ferrari Trecate
Laureato in diritto ambientale, si è presto convinto che le sfide ecologiche non si vincono nei tribunali. Collabora con l’Istituto Scholè dal 2014 e dal 2017 è inviato di Pianeta Azzurro per il quale gestisce anche contenuti online e la comunicazione social media. Crede nell’intelligenza delle persone e che la buona comunicazione serva a risvegliarne la consapevolezza per cambiare il mondo.

Andrea Ferrari Trecate

Laureato in diritto ambientale, si è presto convinto che le sfide ecologiche non si vincono nei tribunali. Collabora con l’Istituto Scholè dal 2014 e dal 2017 è inviato di Pianeta Azzurro per il quale gestisce anche contenuti online e la comunicazione social media. Crede nell’intelligenza delle persone e che la buona comunicazione serva a risvegliarne la consapevolezza per cambiare il mondo.

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