Subacquea per tutti – Zero Barriere 2026: la piscina di Venaria Reale ospita nuovamente l’iniziativa di HSA

HSA torna anche quest’anno a Venaria per un’altra giornata di lezioni aperte, ospitata dalla piscina comunale e con il patrocinio della Città.

Lo scorso 22 marzo “Zero Barriere”, l’evento dedicato all’incontro tra sport subacquei e disabilità, è tornato alla piscina di Venaria Reale.

Il programma della giornata ha previsto prove di nuoto e di subacquea, totalmente gratuite, rivolte a persone con disabilità. Tutti i partecipanti sono stati seguiti egregiamente dagli istruttori appositamente formati di Handicapped Scuba Association Italia, per garantirne il comfort e la sicurezza, indipendentemente dal tipo di disabilità motoria, visiva o cognitiva.

L’iniziativa è stata organizzata proprio da HSA Italia, realtà che da anni promuove l’accesso allo sport per tutti, con il supporto e la collaborazione dei volontari di diverse associazioni: Onda Sub Torino, ASD Alice Sub, Sub Novara Laghi e Lions Club con i gruppi di Venaria Reale “La Mandria”, Torino “Pietro Micca” e Torino Hesperia.

Anche Il Pianeta azzurro collabora nuovamente in qualità di media partner.

Presenti in acqua circa trenta partecipanti, il più giovane di soli sei anni, e un numero analogo di istruttori e guide. Aggiungendo anche gli spettatori in platea, più di 100 persone hanno seguito l’evento. 

La giornata ha avuto il patrocinio, tra gli altri, della Città di Venaria Reale e del Consiglio Regionale del Piemonte, e si è aperto con il benvenuto ufficiale ed i complimenti del Consigliere della Regione Piemonte Mario Salvatore Castello, a sottolineare l’importanza di iniziative inclusive sul territorio.

A conclusione della mattinata Gianfranco Lenti, coordinatore eventi per HSA, è entusiasta. “È andata davvero molto bene, siamo soddisfatti. C’è stata grande partecipazione e soprattutto tanta energia: i ragazzi erano a mille, dai più piccoli ai più grandi.” Poi lo sguardo si allarga alla storia dell’associazione: “Fino al 1980 era impensabile, qui in Italia, portare una persona con disabilità sott’acqua. Poi, grazie agli standard americani che Aldo Torti, il presidente di HSA, ha importato e continuato a sviluppare, siamo arrivati a quello che siamo oggi: una realtà strutturata, con esperienza e soprattutto sicurezza.” E il risultato, aggiunge, è tangibile: “Oggi vediamo persone felici in acqua, e quando si parla dei più giovani spesso i genitori sono più felici dei figli. È un equilibrio che abbiamo costruito nel tempo. Se altre realtà hanno iniziato a fare qualcosa di simile, per noi è solo un segnale positivo: vuol dire che la direzione è quella giusta.”

Per Giacomo Ardone, istruttore HSA e socio storico, il punto centrale resta lo scopo ultimo delle attività: “L’obiettivo non è formare dei disabili, ma dei subacquei. È una differenza fondamentale, perché cambia completamente il modo di vedere le cose”. E prosegue: “La cosa più bella è la trasversalità. In acqua ci sono persone con e senza disabilità, bambini, adulti, “diversamente giovani”, come si dice oggi. Non importa. La disabilità non è più una distanza, ma un punto di incontro. È inclusione vera.”

Un ruolo chiave nella riuscita dell’evento lo hanno avuto le varie associazioni del territorio che hanno collaborato nella sua realizzazione, che Lenti nomina e ringrazia una ad una.Era prevista la partecipazione del gruppo sub NATO, ma purtroppo a causa della guerra erano operativi e non hanno potuto esserci, ma ovviamente li ringraziamo. E dalla nostra abbiamo anche SIMSI, la Società di medicina subacquea e iperbarica, che per noi è importantissima.” 

E ringrazia poi in particolare la ASD Alice Sub e Mariano Cornacchia: “Ci hanno praticamente donato la piscina ed è stato fondamentale.” Cornacchia conferma: “Abbiamo messo a disposizione tutto quello che avevamo, dall’attrezzatura agli spazi. Credo che il risultato si sia visto: è stata un’esperienza importante per tutti.”

Poi Fabio Moreo, di Onda Sub Torino, ci racconta l’impegno dell’associazione: “Collaboriamo con HSA da tempo e per noi è una vera missione. Mettiamo a disposizione istruttori, assistenti, accompagnatori: è un lavoro di squadra”. Un lavoro che va oltre il singolo evento:
“Abbiamo realizzato vari progetti, tra cui ad esempio un percorso all’Asinara per ragazzi non vedenti. Abbiamo anche riprodotto le anfore romane sommerse, che si trovano ad Albenga, e le abbiamo poste in un percorso a profondità accessibile. L’anno scorso le abbiamo portate proprio qui per far vivere l’esperienza ad altri ragazzi. Sono esperienze che lasciano il segno. Perché migliorare gli altri, in fondo, significa migliorare anche noi stessi”. E i risultati si vedono soprattutto nei partecipanti: “Li vedi crescere, prendere fiducia, scoprire che possono farcela. È questo che rende tutto speciale.”

Tra questi ragazzi, e tra i partecipanti all’evento, c’è anche Monica Cesi, ragazza in sedia a rotelle che racconta un percorso iniziato con qualche timore: “Avevo avuto un piccolo trauma con l’acqua alta, quindi all’inizio ero incerta. Poi ho deciso di provare, senza aspettative, ad un evento ad Alessandria. Lì li ho conosciuti ed ho scoperto che erano vicino a casa, quindi ho deciso di continuare.” Un po’ alla volta, qualcosa cambia: “All’inizio serve sempre un po’ di tempo per prendere confidenza. Ma poi realizzi che ti senti bene, ti senti libera.” E alla fine, confessa sorridendo: “Arriva il momento in cui non vorresti più uscire dall’acqua.”

Un’esperienza che si ripete, con sfumature diverse, anche nei racconti degli istruttori delle altre associazioni. Alfonso Sacco, di Sub Novara Laghi, lo descrive così: “Molti arrivano con paura o diffidenza, ed è normale. Ma poi li vedi cambiare completamente. Noi operiamo sul Lago d’Orta da anni, partecipiamo a diversi eventi in Piemonte e non solo, collaborando con HSA e altre associazioni. Ad esempio ad agosto organizziamo sempre una settimana di inclusività con dei ragazzi dell’Associazione Italiana Schiena Bifida.” E conclude con un’immagine che vale più di tante spiegazioni: “Quando una persona ti dice che è la prima volta che si sente “normale”, capisci davvero il senso di tutto questo. Giornate così sono un successo, sotto ogni punto di vista.”

Dunque “Zero Barriere” non è soltanto un evento sportivo, ma un momento in cui i limiti si superano, dentro e fuori dall’acqua. Dove la paura lascia spazio alla fiducia, e la differenza smette di essere distanza per diventare occasione di incontro ed inclusività.

E alla fine dell’evento, anche un pranzo conviviale con istruttori e partecipanti, offerto da HSA.

Scrive per noi

Vittoria Blancato

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