Watermark- L’acqua è il bene più prezioso

Dopo l’impatto considerevole che un documentario come Antropocene ha avuto questo è un altro importante lavoro da distribuire nel nostro Paese per la formazione di un modus vivendi nelle popolazioni. Grazie a riprese in un 5K ad altissima definizione e alle numerose prospettive aeree, Watermark offre una visione dell’acqua su grande scala, e allo stesso tempo si addentra nei particolari!

“Quando ho iniziato a interessarmi all’acqua, una delle cose che più mi ha colpito è il modo in cui essa dà forma a noi e come noi diamo forma all’acqua!”

Con questa considerazione la documentarista Jennifer Baichwal e il fotografo Edward Burtynsky aprono questo documentario, che si presenta come un monito, mostrandoci come l’elemento fondamentale per l’esistenza dell’essere umano sia stato da noi utilizzato ma anche sprecato!

“Senza acqua non siamo nulla. Persino un imperatore, negatagli l’acqua, si trasformerebbe rapidamente in polvere. L’acqua è il vero monarca e noi siamo tutti i suoi schiavi.”

Dopo l’impatto considerevole che un documentario come Antropocene ha avuto questo è un altro importante lavoro da distribuire nel nostro Paese per la formazione di un modus vivendi nelle popolazioni.

Grazie a riprese in un 5K ad altissima definizione e alle numerose prospettive aeree, Watermark offre una visione dell’acqua su grande scala, e allo stesso tempo si addentra nei particolari.

Le immagini sono imponenti e necessarie, bellissime e allo stesso modo terribili. Forniscono una chiave di lettura: ogni essere vivente ha bisogno di acqua, noi umani interagiamo con l’acqua di continuo, ma quante volte prendiamo davvero in considerazione la complessità di questa interazione?

Watermark è riuscito ad unire storie di dieci Paesi diversi in un unico e coerente racconto. Raccoglie storie da tutto il mondo che hanno come tema il rapporto dell’uomo con l’acqua: dalle enormi coltivazioni galleggianti di conchiglie al largo della costa cinese del Fujian, al cantiere di Xiluodu, la più imponente diga ad arco al mondo, al delta del deserto dove si arena il possente fiume Colorado, alle concerie di cuoio di Dhaka, fino a comprendere come gli uomini siano attratti dall’acqua; dagli Open di Surf a Huntington Beach (Stati Uniti) al Kumbh Mela di Allahabad (India), pellegrinaggio nel quale 30 milioni di fedeli si radunano per immergersi nel sacro Gange, per finire con gli scienziati che estraggono carote di ghiaccio a due chilometri di profondità sotto la calotta glaciale della Groenlandia, ed esplorano l’incontaminato spartiacque della Columbia Britannica settentrionale.

In questo modo lo spettatore percepisce un quadro visivamente affascinante e complesso, esplora le gigantesche infrastrutture costruite dall’uomo e osserva i sempre più numerosi disastri ambientali (esondazioni, allagamenti, erosione delle coste…). Il quadro spazia dagli sprechi del mondo ricco fino all’ingegno storico di conservazione di questo bene così prezioso per la vita.

Mentre ci mostra queste immagini si permette anche di ricordarci che in più di un caso il vantaggio di un’area ha comportato l’impoverimento di un’altra. Il titolo, che tradotto letteralmente significa “livello dell’acqua”, ci ricorda che troppo spesso dimentichiamo di tenere sott’occhio i giusti livelli necessari affinché l’ecosistema resti bilanciato.

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