Ocean Film Festival 2025, nuovo successo a Torino nel racconto delle nostre collaboratrici

Di anno in anno l’Ocean Film Festival Italia, tra i più importanti tour cinematografici dedicati all’ambiente marino e acquatico, riscuote sempre più successo. Sono infatti molteplici le date che hanno registrato il sold out per quest’ultima edizione.

È il 4 novembre 2025 e ci troviamo al Cinema Massimo di Torino per la tappa piemontese – andata sold out in breve tempo – dell’Ocean Film Festival, rassegna cinematografica internazionale nata in Australia e portata in Italia da Itaca – The Outdoor Community. Il Pianeta Azzurro, anche quest’anno, ha rinnovato la propria conservation e media partnership, ed è presente con un banchetto dedicato proprio all’ingresso del cinema. 

Appena arrivate, abbiamo allestito la nostra postazione, accanto a quella di Sea Shepherd Italia: è stato un piccolo punto di incontro e da subito hanno iniziato ad avvicinarsi persone incuriosite. Abbiamo avuto modo di salutare chi già ci conosceva e ci segue da tempo, e chi invece ci ha scoperto per la prima volta. Ne sono nati scambi semplici ma piacevoli, che ci hanno ricordato quanto sia bello essere presenti anche nei momenti più informali. Confrontarsi con voi, lettori vecchi e nuovi, è sempre bello.

Tra gli incontri della serata anche quello con Sonia Bigando, architetto e artista, ma anche la progettista con cui abbiamo realizzato “A message in a bottle”, progetto in collaborazione con Lapnea a.s.d per avvicinare i ragazzi delle scuole agli sport acquatici. Abbiamo potuto scambiare quattro chiacchiere sia prima che dopo le proiezioni, facendoci immergere ancora di più nell’atmosfera casual e quasi familiare dell’evento. Del resto partecipiamo a questo Festival da parecchio, possiamo proprio dire di aver creato una grande famiglia.

Da sinistra: Vittoria Blancato, Sonia Bigando e Ilaria Maresca

Alle ore 20:00 il cinema pullula di spettatori, entusiasti per la serata dedicata alla protezione dei mari. Entriamo tutti in sala e veniamo accolti dal presentatore Lorenzo Viberti e dai volontari del progetto Itaca. Dopo un breve intervento di Lodovico Taddia, Presidente della delegazione regionale Marevivo Lombardia e Piemonte, viene annunciato l’inizio della proiezione: le luci si fanno soffuse, poi spente ed inizia la magia. 

Un susseguirsi di cortometraggi e mediometraggi emoziona la sala, trascinando il pubblico dalle calde acque hawaiane, dove si nuota accanto a “un mare di squali”, fino alle gelide e burrascose acque dell’Antartide.

Al centro Lorenzo Viberti, insieme ai volontari di Itaca

Si inizia con Goddess di Dean Cropp, un’ode all’Oceano che nasce dal più profondo dell’anima del regista, accompagnata da meravigliose immagini e parole potenti.

The Call di Nolan Grose, racconta la storia del giovane surfista e fotografo Mike Coots, che dopo aver perso una gamba a seguito dell’attacco di uno squalo, torna in mare a nuotare con loro, impegnandosi a proteggerli ed insegnando ad altri il rispetto verso queste straordinarie creature.

Con Rugged Roots, di Kylie Zarmati, la kiter Michaela Pilkenton ci accompagna nell’esplorazione della costa dell’Oregon, alla ricerca dei posti più nascosti e dei venti più impetuosi.

Importantissimo il messaggio di We the Surfers, di Arthur Bourbon, che ci ha fatto approdare in Liberia. Qui, nella città di Robertsport, l’oceano e il surf sono importantissimi per la comunità locale, creando un posto sicuro per bambini, bambine, ragazze e ragazzi, senza distinzioni di genere o status sociale, alleggerendo un po’ il peso della povertà e della guerra civile.

Passiamo poi a Footprints on Katmai di Max Romey, dove l’inquinamento diventa arte a servizio della sensibilizzazione: le rive del mare e dei fiumi di luoghi remoti, e all’apparenza incontaminati, sono tappezzate da rifiuti che un gruppo di attivisti si impegna a raccogliere per poterli smaltire in modo corretto. Tra le tonnellate di immondizia, scarpe di ogni tipo sono onnipresenti. L’artista-regista ne colleziona impronte e disegni nel suo album, per mostrare come, se non si presta attenzione, si può lasciare il proprio segno (negativo) anche dove non si è mai messo piede. 

Fisheye di Federico Traverso e Andrea Lamorte torna a parlare di surf, ma lo fa con una tranquillità che raramente viene associata a questo sport, spesso dipinto come puramente adrenalinico e rischioso. 

A concludere la serata, con Diving Into the Darkness, di Nays Baghai, abbiamo potuto osservare ciò che c’è al di sotto degli iceberg antartici, scoprendo uno spaccato di vita e lo splendido ecosistema che si estende al di sotto delle calotte glaciali. Il cave diving viene portato al suo estremo e raccontato tramite la testimonianza della straordinaria Jill Heinerth.

Le emozioni sono state molteplici, forti e sincere, ed hanno attraversato gli animi degli spettatori presenti in sala, portando ancora una volta il pensiero collettivo a ciò che rischiamo di perdere. Consapevoli che il prossimo anno saremo tutti qui, nuovamente, ad ammirare nuovi film sui temi a noi più cari.

 

Articolo di Ilaria Maresca e Vittoria Blancato

Scrive per noi

Vittoria Blancato

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