Esplorando le grotte pugliesi: premio speciale “Riccardo Cattaneo Vietti”

La sua tesi dal titolo “Caratterizzazione biocenotica di grotte semi-sommerse del litorale adriatico pugliese” é stata svolta all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Oggi vi portiamo a conoscere Antonella Schiavo, seconda arrivata del bando tesi de “Il Pianeta Azzurro” e vincitrice del premio speciale: “Riccardo Cattaneo Vietti”.

La scorsa settimana vi abbiamo presentato Olivia Cassetti, vincitrice de Il Premio “Il Pianeta Azzurro” volto a valorizzare la ricerca scientifica in ambiente marino, giunto alla sua VII edizione – 2023/2024 e consegnato durante l’EUDI Show 2025. Se volete sapere di più sulla sua tesi sui coralli leggete l’articolo!
Oggi invece abbiamo intervistato per voi Antonella Schiavo, seconda arrivata del bando tesi de Il Pianeta Azzurro e vincitrice del premio speciale: “Riccardo Cattaneo Vietti”. Antonella vince il premio con la tesi dal titolo “Caratterizzazione biocenotica di grotte semisommerse del litorale adriatico pugliese” svolta all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

 

IL PIANETA AZZURRO: Ciao Antonella, il premio speciale è dedicato alla memoria del Professor Riccardo Cattaneo Vietti. Cosa significa per te ricevere un riconoscimento intitolato a una figura così importante per l’ecologia marina?

ANTONELLA SCHIAVO: Ricevere un riconoscimento intitolato al Professor Cattaneo Vietti è sicuramente un onore. Ho avuto modo di leggere alcuni dei suoi articoli sulle comunità bentoniche, anche inerenti alle grotte marine, e considero la sua produzione scientifica una risorsa preziosa per chi si occupa di ecologia e biologia marina. Il suo lavoro rappresenta una base solida per la ricerca e continua a rappresentare un punto di riferimento importante.

PA: Cosa ti ha spinto a concentrarti sulla caratterizzazione biocenotica delle grotte semisommerse del litorale adriatico pugliese?

AS: Il litorale adriatico pugliese, e in particolare quello della provincia di Bari, è caratterizzato da un’elevata presenza di grotte marine, sia sommerse che semisommerse, che costituiscono ambienti peculiari dal punto di vista biologico ed ecologico. Nonostante la ricchezza geomorfologica dell’area, prima dell’avvio del progetto di ricerca RETE NATURA 2000 – che ha incluso anche le due grotte oggetto della presente tesi – soltanto due grotte della zona erano state studiate dal punto di vista biocenotico. La scarsità di dati ha evidenziato una significativa lacuna conoscitiva, soprattutto considerando il valore di questi habitat, caratterizzati da condizioni ambientali uniche e da comunità biologiche altamente specializzate.

PA: Quali sono stati gli aspetti più interessanti e le principali sfide che hai incontrato nel tuo studio?

AS: Tra gli aspetti più interessanti dello studio vi è senza dubbio l’eccezionale ricchezza della biodiversità osservata all’interno delle grotte. In alcuni casi, i frame analizzati (20×20 cm) mostravano un ricoprimento bentonico pari al 100 % e costituito prevalentemente da invertebrati sessili, a conferma dell’elevata densità e diversità biologica caratteristica di questi ambienti. Un altro elemento particolarmente stimolante è stato il rinvenimento di due specie di poriferi probabilmente nuove per la scienza, attualmente oggetto di analisi molecolari.
Non ci sono stati particolari ostacoli, grazie al supporto costante e alla collaborazione del mio gruppo di ricerca. Il confronto continuo e l’ambiente stimolante hanno reso ogni fase del lavoro in un’opportunità di crescita personale e professionale.

PA: Quali potrebbero essere le implicazioni pratiche del tuo lavoro per la conservazione e gestione di questi ambienti marini?

AS: Il lavoro di caratterizzazione biocenotica delle grotte contribuisce a colmare un importante gap conoscitivo su tratti di costa ancora inesplorati. I risultati ottenuti rappresentano una base di riferimento per futuri monitoraggi, che potranno consentire confronti nel tempo e rilevare eventuali variazioni nella composizione delle comunità, soprattutto alla luce degli effetti legati ai cambiamenti climatici.
Tra le implicazioni pratiche, i dati emersi possono contribuire anche alla definizione di misure gestionali più specifiche, come la regolamentazione dell’ingresso delle imbarcazioni nelle grotte, in particolare durante i mesi estivi quando la pressione antropica è maggiore. Considerata l’elevata biodiversità riscontrata, una gestione attenta dell’accesso potrebbe ridurre l’impatto diretto sulle comunità bentoniche meno resilienti, favorendo la conservazione di questi habitat

PA: Quali sono i tuoi progetti futuri e come questo riconoscimento ti aiuterà nel tuo percorso accademico e professionale?

AS: Attualmente sono al primo anno di dottorato presso l’Università di Bari, dove il mio progetto di ricerca si concentra sull’allevamento integrato di invertebrati marini filtratori e restoration di habitat, con particolare attenzione alle spugne. In parallelo, stiamo proseguendo con la caratterizzazione di altre grotte marine, anche sommerse, lungo il tratto di costa adriatico barese. Riconoscimenti come questo rappresentano un’occasione preziosa per raccontare il proprio lavoro e contribuire, nel proprio piccolo, alla divulgazione scientifica. Vi ringrazio per avermi dato l’opportunità di condividere con i lettori della rivista Il Pianeta Azzurro alcuni aspetti della ricerca svolta.

Scrive per noi

Mariarita Caracciolo
Mariarita Caracciolo
Laureata in biologia marina e gestione degli ecosistemi marini costieri, con un dottorato in ecologia e biodiversità del plankton marino. Dopo anni dietro un pc ad analizzare dati, ha deciso di specializzarsi in comunicazione scientifica, perché pensa che la ricerca sia inutile se non è accessibile a tutti. Ha recentemente aperto la sua azienda “The Eco Odyssey” perché crede che la comunicazione e l’educazione ambientale siano fondamentali, in questo momento di transizione ecologica. La sua passione è il mare e vuole condividerla con le persone, educando alla conservazione marina, a vivere e viaggiare consapevolmente e rispettando la natura.

Mariarita Caracciolo

Laureata in biologia marina e gestione degli ecosistemi marini costieri, con un dottorato in ecologia e biodiversità del plankton marino. Dopo anni dietro un pc ad analizzare dati, ha deciso di specializzarsi in comunicazione scientifica, perché pensa che la ricerca sia inutile se non è accessibile a tutti. Ha recentemente aperto la sua azienda “The Eco Odyssey” perché crede che la comunicazione e l’educazione ambientale siano fondamentali, in questo momento di transizione ecologica. La sua passione è il mare e vuole condividerla con le persone, educando alla conservazione marina, a vivere e viaggiare consapevolmente e rispettando la natura.

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