Decennio del Mare: Io sono Oceano, noi siamo Oceano!

Pochi giorni fa si è tenuta la giornata del Decennio del Mare: una kermesse dedicata agli oceani, alle loro criticità ed alle prospettive future. Un grande progetto multidisciplinare che ha visto molte competenze in campo e che ora ha molto da realizzare. Pianeta Azzurro, per celebrare questa importante giornata e approfondirne i temi, ha incontrato Francesca Santoro, membro della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Onu

 

Al motto di “Io sono Oceano, noi siamo Oceano”, i numerosi relatori intervenuti dal palco del teatro No’hma di Milano o in videoconferenza hanno sostenuto l’iniziativa lanciata in tutto il mondo dalla Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC-UNESCO).

La giornata di Decennio del Mare ha utilizzato gli strumenti della divulgazione scientifica, della comunicazione 2.0 e dell’educazione ambientale per promuovere i dieci anni (2021 al 2030) che le Nazioni Unite hanno deciso di dedicare alle scienze del mare per lo sviluppo sostenibile.

Un grande progetto multidisciplinare che ha visto molte competenze in campo e che ora ha molto da realizzare. Magari (ri)partendo dai più giovani, i rappresentanti di quella “Generazione Oceano” che, tramite “Oceanthon” (l’hackaton dedicate al mare della quale vi avevamo parlato QUI), hanno avuto modo di esprimere al meglio la loro visione futura degli oceani.

Con l’interista a Francesca Santoro, in esclusiva per il nostro sito, abbiamo voluto approfondire le tematiche del Decennio del Mare e le prospettive apertesi nella giornata del 22 ottobre.

Il Pianeta Azzurro: Dottoressa Santoro, la giornata di Decennio del Mare si è conclusa da pochissimo e con lei l’enorme lavoro di preparazione e coordinazione per realizzarla: siete soddisfatti di come si è svolta la kermesse?

Francesca Santoro: “Siamo estremamente soddisfatti. Non è stato facile decidere di andare avanti nonstante l’emergenza sanitaria, ma abbiamo voluto lanciare un messaggio forte sulla necessità di non lasciare che la pandemia ci faccia sprofondare in uno stato di smarrimento e di senso di impotenza. La ricerca scientifica, la collaborazione tra settori, l’educazione allo sviluppo sostenibile. Sono tutti temi fondamentali per il momento che stiamo vivendo. Dall’oceano possono arrivare delle soluzioni importanti e quindi dobbiamo andare avanti con rinnovata ed ancora più forte di prima convinzione”.

 

PAZ: I contributi per questa giornata sono stati moltissimi ed estremamente variegati; crede che questa trasversalità aiuti a migliorare la comunicazione tra esperti del settore e semplice cittadino?

FS: Questo è quello che porto avanti con il mio programma di ocean literacy (realtà della quale vi avevamo parlato attraverso le parole di Franco Borgogno, intervenuto alla Summer School di WEEC Italia) e quello che vogliamo fare con il Decennio. L’ho detto durante il mio intervento dobbiamo persino andare oltre le discipline e collaborare in modo da disegnare insieme dei programmi di ricerca che rispondano alle esigenze della società che rendano partecipi anche i cittadini. Penso ai programmi di citizen science, o scienza cittadina.

 

PAZ: In un’epoca nella quale spesso il ‘pubblico’ sembra avvertire troppa distanza verso studiosi e scienziati, l’arte diventa strumento per comunicare emergenze e opportunità in modo semplice e diretto: per Decennio del Mare non è un caso la presenza di Max Casacci o di una sezione dedicata alla street art…

FS: “L’arte è capace di creare quel cambiamento di cui abbiamo bisogno. Vari studi dimostrano che non è sapere di più che ci spinge a cambiare i nostri comportamenti. Quello che ci spinge sono le emozioni e l’arte sicuramente ci crea emozioni. Inoltre l’arte ci può aiutare a immaginare un futuro diverso. L’arte ci può aiutare ad andare oltre i soliti atteggiamenti mentali e ci puà aiutare a promuovere l’azione diretta per la  la difesa dell’oceano, aiutando il pubblico a fare la differenza pensando in modo diverso. Sebbene vi sia un crescente interesse per gli approcci transdisciplinari, in ultima analisi, siamo abituati a pensare a compartimenti separati”.

 

PAZ: La street art è uno dei linguaggi preferiti dai giovani, le nuove generazioni che voi avete messo al centro con Oceanthon e #GenerazioneOceano…

FS: “Sicuramente coinvolgere i giovani è uno dei nostri obiettivi principali. Con l’oceanthon abbiamo voluto coinvolgere giovani innovatori provenienti da diversi settori e dicipline. Li abbiamo invitati a confrontarsi con le sfide del Decennio. L’entusiasmo è stato incredibile. Ed anche gli esperti, i mentors, ci hanno inviato dei feedback estremamebte positivi sull’esperienza che speriamo di ripetere presto magari con un oceanthon internazionale. Vogliamo poi con la generazione oceano aiutare i giovani a sviluppare le loro compentenze, aiutarli ad essere più preparati a vincere le sfide del domani e a fargli capire che dall’economia sostenibile possono arrivare delle enormi opportunità di lavoro”.

 

PAZ: Viviamo da mesi in un contesto comunicativo dominato dal Covid-19; tensioni e sforzi sembrano -a torto o ragione- portare tutti in quella direzione: crede che le criticità ambientali (legate al mare ma non solo) siano più difficili da raccontare e, di conseguenza, da comprendere ed accettare?

FS: “Non credo, anzi. Qualche tempo fa mi è capitato di parlare con una persona che si occupa di finanza che mi ha raccontato che l’interesse per prodotti di finanza etica e sostenibile è cresciuto del 50% durante la pandemia. Il lockdown ci ha mostrato come la natura in poco tempo è stata capace di rigenerarsi ma anche di come la nostra stessa salute dipenda dalla salute dell’ambiente e dell’oceano”.

 

PAZ: La giornata di Decennio del Mare ha piantato i suoi semi, ora comincia la parte forse persino più complessa, ovvero dare continuità agli spunti forniti: quali sono secondo lei i prossimi passi essenziali per consolidare il lavoro svolto?

FS: “Innanzitutto pubblicheremo presto un manifesto per invitare ancora più persone, organizzazioni e istituzioni a collaborare con noi, poi il nostro sito diventerà una vera e propria piattaforma di scambio di idee, di presentazione di buone pratiche e di valorizzazione di quelle che sono le aree in cui l’Italia eccelle. Poi bisognerà creare un comitato nazionale per il Decennio che si interfacci con gli altri paesi che si stanno già attivando, ad esempio il Brasile. E’ comunque già chiaro per noi che punteremo su giovani, economia blue e ocean literacy”.

Continuate a seguire Deceennio del Mare sul loro sito e sui vanali social, Facebook e Instagram

 

 

 

Scrive per noi

Andrea Ferrari Trecate
Andrea Ferrari Trecate
Laureato in diritto ambientale, si è presto convinto che le sfide ecologiche non si vincono nei tribunali. Collabora con l’Istituto Scholè dal 2014 e dal 2017 è inviato di Pianeta Azzurro per il quale gestisce anche contenuti online e la comunicazione social media. Crede nell’intelligenza delle persone e che la buona comunicazione serva a risvegliarne la consapevolezza per cambiare il mondo.

Andrea Ferrari Trecate

Laureato in diritto ambientale, si è presto convinto che le sfide ecologiche non si vincono nei tribunali. Collabora con l’Istituto Scholè dal 2014 e dal 2017 è inviato di Pianeta Azzurro per il quale gestisce anche contenuti online e la comunicazione social media. Crede nell’intelligenza delle persone e che la buona comunicazione serva a risvegliarne la consapevolezza per cambiare il mondo.

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