Vi presentiamo Ogyre, la piattaforma globale che grazie al progetto “Fishing for Litter” coinvolge i pescatori nel recupero di rifiuti marini. Li abbiamo conosciuti durante l’evento di Underwater Dome e abbiamo pensato di portarvi a scoprire che cosa fa la loro startap.
IL PIANETA AZZURRO: Anche voi di OGYRE avete partecipato all’evento Underwater Dome, un evento dedicato al rapporto tra uomo e mare. Come contribuite voi di OGYRE a questo rapporto?
MARTA BERARDINI: Il nostro progetto si basa sulla consapevolezza che l’oceano è vita e come tale va rispettato. Questo rende chiara la nostra visione sul rapporto uomo-mare. Quello che facciamo per contribuire all’equilibrio di questo rapporto, è impegnarci per trasformare un modello di consumo che ha danneggiato il mare, e di conseguenza il pianeta, in uno sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
Attraverso la nostra piattaforma di Fishing for Litter, collaboriamo con pescatori locali per raccogliere plastica e altri rifiuti dai mari, contribuendo a ripulire gli oceani e a ristabilire l’equilibrio degli ecosistemi. Sosteniamo un approccio attivo, permettendo a chiunque di partecipare. Parte fondamentale del nostro lavoro è costruire valore attorno alla raccolta dei rifiuti marini, integrando il nostro impegno in un modello di economia circolare. Non ci limitiamo a rimuovere la plastica dagli oceani, ma ci impegniamo ad inserirli in un processo di smaltimento o, dove possibile, trasformazione che ha come obiettivo chiudere il cerchio tra consumo, recupero e riutilizzo. In questo modo, il rapporto tra uomo e mare può diventare più equilibrato e sostenibile.

PA: Cos’è OGYRE e quali sono i progetti che portate avanti?
MB: Ogyre è la prima piattaforma globale di Fishing for Litter. Raccogliamo plastica direttamente dal mare attraverso una rete globale di pescatori, con i quali collaboriamo attivamente per incentivarli a riportare a terra i rifiuti raccolti durante o in alternativa alla loro normale attività di pesca. Questo modello ci consente non solo di ridurre il quantitativo di plastica negli oceani, ma anche di promuovere uno sviluppo sostenibile che coinvolge le comunità locali. La tecnologia è alla base del progetto. Infatti, i rifiuti raccolti vengono stoccati, inserirti in un sistema di catalogazione su blockchain, grazie al quale garantiamo la massima trasparenza e tracciabilità, e infine smaltiti correttamente o riciclati. In tre anni, abbiamo recuperato oltre mezzo milione di kg di rifiuti in tre continenti, grazie alla collaborazione dell’intero network di Ogyre, che comprende pescatori, waste managers, aziende, istituzioni e cittadini nella lotta contro l’inquinamento plastico e nella tutela della biodiversità oceanica.
Attiviamo e supportiamo progetti di recupero e riciclo di rifiuti dal mare ed ecosistemi sensibili potenziando le reti di gestione del rifiuto in giro per il mondo, in particolare nelle zone dove ce n’è più bisogno come Asia, Africa e Sud America, senza mai dimenticare il nostro amato Mar Mediterraneo. Dal momento, però, che la maggior parte dei rifiuti proviene da attività di terra, esploriamo anche nuove strade per prevenire l’arrivo di plastica nel mare, agendo direttamente alla fonte, ossia i fiumi, grazie a studi preliminari di installazione di telecamere per monitorare il flusso di rifiuti e barriere per recuperarli.

PA: Qual è la relazione che avete con le politiche locali nei luoghi dove siete attivi? E come sono coinvolte le persone nel vostro progetto?
MB: La relazione tra Ogyre e le comunità e politiche locali è molto stretta, dal momento che sono proprio le persone delle zone in cui operiamo i primi beneficiari delle nostre attività. Ovviamente, grazie anche alla collaborazione con le NGOs nostre partner, ci assicuriamo di rispettare tutte le leggi dei territori dove siamo, e lavorando al fianco delle autorità locali contribuiamo al raggiungimento/implementazione delle loro politiche di tutela degli ecosistemi dai rifiuti. Per esempio, l’Indonesia ha da poco lanciato un ambizioso piano per ridurre fino al 70% i rifiuti presenti nelle loro acque, che richiede la collaborazione di attori pubblici e privati, come noi, in uno sforzo collettivo. Tutti i pescatori e gli altri stakeholders dei nostri progetti sono coinvolti nel design e nel miglioramento delle nostre operazioni, mediante regolari interviste e consultazioni, volte a monitorare l’impatto concreto che esse hanno sulle comunità locali. Reputiamo che la conoscenza diretta che detengono le culture della realtà locale sia fondamentale per poter sviluppare soluzioni non solo efficienti ma anche giuste/eque.

PA: C’è un modo di analizzare o studiare l’impatto che OGYRE ha sulle comunità acquatiche? Ci sono studi al riguardo?
MB: Misurare l’impatto che i progetti di sostenibilità hanno sulla vita delle persone e delle specie che vivono nelle zone target è un’attività molto complessa. Non esiste purtroppo un metodo standardizzato per farlo, ma la comunità scientifica e le istituzioni hanno elaborato diversi strumenti per provare a cogliere gli effetti sulle intricate relazioni uomo natura.
Esistono numerosi studi in materia, generalmente classificabili in due approcci principali per valutare l’impatto dei nostri progetti sulle comunità acquatiche: il primo è evidence-based, ossia si basa sulla raccolta di dati oggettivi che possano rappresentare lo stato di salute degli ecosistemi e delle specie che ci vivono (es. tasso di eutrofizzazione, livello di tossicità dell’acqua, andamento delle keystone species, ecc); il secondo è invece perception-based, e si basa quindi sulla percezione che le comunità locali hanno dell’impatto dei progetti. Non è possibile stabilire a priori quale delle due scuole di pensiero sia maggiormente idonea a rappresentare la realtà, dipendendo questo molto dal singolo contesto; pertanto, abbiamo deciso di fondere elementi della Social Cohesion Analysis e System Dynamics Assessment in un unico framework di monitoraggio dell’impatto. Annualmente, una società di esperti affiliata al Politecnico di Milano, porta a termine una valutazione dell’impatto generato analizzando i dati che raccogliamo sul campo mediante un algoritmo in grado di rappresentare le inferenze causali tra i diversi effetti generati.
PA: Quali sono i vostri obiettivi futuri? Pensate sia fattibile avere il vostro prodotto in alcuni dei fiumi più inquinati del mondo?
MB: I nostri obiettivi futuri sono ambiziosi ma concreti. Vogliamo espandere il più possibile le nostre attività sia in termini quantitativi che in termini qualitativi. Ciò vuol dire non solo aprire nuovi porti in nuove località con nuovi pescatori, ma anche supportare in maniera più efficace le infrastrutture di riciclo a terra, elemento indispensabile per poter risolvere il problema anche in mare. Inoltre, abbiamo concluso diversi studi di fattibilità per l’installazione di barriere fluviali in molteplici località in Europa e altrove, e speriamo di ottenere presto le necessarie autorizzazioni e fondi per iniziare (fiumi Arno e Tevere in Italia, Cilliwung in Indonesia).
PA: In termini di copertura quante barriere pensate si possano produrre e mettere in funzione in totale e fra quanto tempo?
MB: Il nostro core business attualmente è la raccolta di rifiuti dal mare o ocean bound mediante pescatori e comunità locali. Operare mediante barriere fluviali è senz’altro un nostro obiettivo, ma siamo ancora ad uno stadio preliminare; pertanto, non siamo in grado di fare stime accurate riguardo a numeri e tempistiche dei progetti fluviali, dal momento che dobbiamo verificare la scalabilità e sostenibilità del modello.


Ringraziamo OGYRE per il lavoro che fa e vi aspettiamo sul nostro sito e sui nostri social per altri articoli!
Scrive per noi

- Laureata in biologia marina e gestione degli ecosistemi marini costieri, con un dottorato in ecologia e biodiversità del plankton marino. Dopo anni dietro un pc ad analizzare dati, ha deciso di specializzarsi in comunicazione scientifica, perché pensa che la ricerca sia inutile se non è accessibile a tutti. Ha recentemente aperto la sua azienda “The Eco Odyssey” perché crede che la comunicazione e l’educazione ambientale siano fondamentali, in questo momento di transizione ecologica. La sua passione è il mare e vuole condividerla con le persone, educando alla conservazione marina, a vivere e viaggiare consapevolmente e rispettando la natura.
Attività 202517/10/2025Beuchat e Mariasole Bianco insieme per l’ambiente
In evidenza09/10/2025Giornata Mondiale dei Fiumi 2025: quando ricordiamo il filo d’acqua che unisce montagna e mare
Attività 202520/08/2025Albenga celebra la “Grande Festa della Subacquea – Nessuno Escluso”
Attività 202513/08/2025Subacquea per Tutti: a Venaria Reale si scende in profondità, davvero per tutti





