L’impatto crescente delle specie aliene: i ricci di mare nel Mediterraneo con Veronica Marchesi

Abbiamo intervistato Veronica Marchesi, terza classificata del premio tesi Il Pianeta Azzurro 2024, che ci racconta la sua appassionata ricerca sui ricci di mare del Mediterraneo, tra specie endemiche da proteggere e l’impatto crescente delle specie aliene.

Abbiamo intervistato Veronica Marchesi, terza classificata del premio tesi Il Pianeta Azzurro 2024. Come ricorderete vi avevamo già fatto conoscere Olivia Cassetti vincitrice del premio di quest’anno con la sua tesi sui coralli. Il premio speciale “Riccardo Cattaneo Vietti” é andato invece ad Antonella Schiavo con la sua ricerca nelle grotte pugliesi. Veronica, d’altro canto, ci racconta la sua appassionata ricerca sui ricci di mare del Mediterraneo, tra specie endemiche da proteggere e l’impatto crescente delle specie aliene.

PIANETA AZZURRO: Cosa ti ha spinta a scegliere di approfondire proprio i ricci di mare del Mediterraneo, con particolare attenzione a quelli endemici e alieni?

VERONICA MARCHESI: Centrostephanus longispinus è una specie protetta ma poco studiata, unica della famiglia Diadematidae presente nel Mediterraneo, e con la presenza, e l’espansione, della specie aliena Diadema setosum potrebbe trovarsi a rischio. Approfondire lo studio su questi ricci di mare, in particolare sulla specie autoctona, si è presentata come una occasione per aumentare le conoscenze su di essa e porre una base per ulteriori studi, nonché per risaltare la sua importanza come specie bandiera per l’ambiente in cui vive, il coralligeno.

PA: Durante la tua ricerca, quali sono stati gli aspetti morfologici o ecologici più sorprendenti che hai osservato nei Diadematidae?

VM: Ho trascorso l’estate del 2022 a studiare C. longispinus presso le Isole Tremiti, approfondendone la morfologia e il comportamento. Si è rivelata una specie con caratteristiche sorprendenti, ad esempio la velocità con cui è in grado di muoversi, o di muovere gli aculei al contatto con un corpo esterno, in modo da difendersi e spostarsi in un punto riparato. La si incontra con questa grande corona di aculei molto lunghi, che possono addirittura raggiungere i 30 cm, tuttavia, in pochi secondi è capace di portarsi all’interno di piccole cavità della roccia. O ancora la presenza di bellissime spine claviformi di colore viola presenti sul lato superiore, quello aborale, che ruotano incessantemente, e che hanno quasi la capacità di incantare chi le guarda. Insomma, dall’iniziale poca conoscenza a riguardo, è stata in grado di sorprendermi sotto vari punti di vista.

PA: Quali implicazioni potrebbe avere la presenza crescente di specie aliene di ricci di mare sugli ecosistemi marini mediterranei?

La presenza crescente di ricci di mare alieni potrebbe comportare critiche conseguenze sugli ecosistemi marini mediterranei, influenzando sia la persistenza delle specie native sia il delicato equilibrio con la biodiversità associata. Un esempio molto comune dovuto alla loro proliferazione è la scomparsa di specie macroalgali sul substrato a causa del loro eccessivo consumo, essendo molto spesso grandi erbivori, arrivando allo stato così definito di “barren”, ovvero substrato nudo. Vengono a mancare in questo modo condizioni di nutrimento e rifugio per altre specie comportando a cascata una serie di conseguenze cruciali per l’intero ecosistema. Oppure, un’altra possibile conseguenza della loro introduzione in Mediterraneo potrebbe essere quella di portare con sé patogeni alieni, con ripercussioni che potrebbero rivelarsi negative per la biodiversità nativa.

VM: Nel tuo lavoro di tesi hai integrato dati di campo e di laboratorio: quali sono state le principali sfide metodologiche affrontate?

Penso che la principale sfida metodologica sia stata quella di lavorare ad un dataset molto ampio comprendente oltre 3000 record delle due specie oggetto di studio, raccolti attraverso diverse metodologie e derivanti da diverse fonti. Per quanto riguarda la raccolta dati sul campo, questa è stata facilitata anche grazie alla partecipazione di subacquei volontari che durante le immersioni ricreative hanno segnalato la presenza del riccio.

PA: Cosa rappresenta per te questo riconoscimento e come pensi influenzerà il tuo percorso professionale o accademico?

VM: Questo riconoscimento è innanzitutto una soddisfazione personale; ho dedicato tanto tempo e tanta passione a questo lavoro, e ricevere un apprezzamento di questo tipo da parte di una giuria di grandi esponenti è per me un bellissimo traguardo. Spero ovviamente che sia solo il primo di tanti piccoli passi che faranno parte della mia carriera come biologa marina.

Scrive per noi

Mariarita Caracciolo
Mariarita Caracciolo
Laureata in biologia marina e gestione degli ecosistemi marini costieri, con un dottorato in ecologia e biodiversità del plankton marino. Dopo anni dietro un pc ad analizzare dati, ha deciso di specializzarsi in comunicazione scientifica, perché pensa che la ricerca sia inutile se non è accessibile a tutti. Ha recentemente aperto la sua azienda “The Eco Odyssey” perché crede che la comunicazione e l’educazione ambientale siano fondamentali, in questo momento di transizione ecologica. La sua passione è il mare e vuole condividerla con le persone, educando alla conservazione marina, a vivere e viaggiare consapevolmente e rispettando la natura.

Mariarita Caracciolo

Laureata in biologia marina e gestione degli ecosistemi marini costieri, con un dottorato in ecologia e biodiversità del plankton marino. Dopo anni dietro un pc ad analizzare dati, ha deciso di specializzarsi in comunicazione scientifica, perché pensa che la ricerca sia inutile se non è accessibile a tutti. Ha recentemente aperto la sua azienda “The Eco Odyssey” perché crede che la comunicazione e l’educazione ambientale siano fondamentali, in questo momento di transizione ecologica. La sua passione è il mare e vuole condividerla con le persone, educando alla conservazione marina, a vivere e viaggiare consapevolmente e rispettando la natura.

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