Oggi viene inaugurato il nuovo tratto del Canale di Suez, dopo un solo anno e 72 km di lavori, nel quasi più totale silenzio da parte dei canali d’informazione. Più volte “il Pianeta azzurro” ha citato la grande opera non tanto per la sua importanza strategica ma per le sue connessioni con il fenomeno dell’entrata di specie “aliene” in Mediterraneo. Ebbene sembra che ancora una volta difronte alla possibilità di velocizzare i trasporti, arricchire certe potenze i problemi ecologici e biogeografici cadano inesorabilmente in secondo piano. Quello che sconcerta è come l’informazione propinata da alcuni prestigiosi quotidiani riferisca di questo progetto come di una “un vero e proprio dono dell’Egitto al mondo”, “Una lunga giornata di festa, con fuochi d’artificio….” senza nemmeno un cenno alle possibili conseguenze ecologiche connesse a questa opera.
A 146 anni dalla costruzione del Canale di Suez, dopo aver studiato le problematiche che questa nuova connessione tra Mar Rosso e Mediterraneo ha portato a livello di popolazioni ed ecosistema marino, dopo aver speso soldi ed energie in progetti di monitoraggio per comprendere la portata dell’impatto delle specie aliene sulle comunità mediterranee….dopo 146 anni continuiamo a commettere gli stessi errori. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
Francesca Scoccia
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