In questo estratto dell’intervista che sarà pubblicata integralmente sulla nostra edizione cartacea, Ilaria D’Aniello ci parla della sua passione per il mare e della sua tesi: “Physiological and behavioral responses of the sea urchin Arbacia lixula from volcanic CO2 vents”.
IL PIANETA AZZURRO: Ciao Ilaria, bentrovata e di nuovo complimenti per il premio! Ci racconteresti come è nata la tua passione per il mare e il suo studio?
ILARIA D’ANIELLO: “Grazie! È difficile individuare un momento preciso in cui sia nata questa passione. Credo che sia sempre stata legata soprattutto alla mia curiosità per ciò che ancora conosciamo poco. Il mare, da questo punto di vista, è un ambiente straordinario: occupa gran parte del nostro pianeta eppure moltissimi dei processi che avvengono sotto la sua superficie rimangono ancora da comprendere. Mi ha sempre affascinato l’idea che, anche in ambienti apparentemente familiari e vicini a noi, ci sia ancora così tanto da scoprire. Con il tempo questa curiosità si è trasformata nel desiderio di studiare scientificamente gli ecosistemi marini e capire come funzionano e come rispondono ai cambiamenti ambientali.”

IL PIANETA AZZURRO: La tua tesi tratta un argomento molto particolare, ti va di raccontarlo un po’ ai nostri lettori e spiegarci come mai lo hai scelto?
ILARIA D’ANIELLO: “La mia tesi magistrale ha studiato gli effetti dell’acidificazione oceanica sul riccio di mare Arbacia lixula, una specie molto comune nel Mediterraneo. L’aumento della CO₂ atmosferica non modifica soltanto il clima: una parte importante di questa CO₂ viene assorbita dagli oceani, alterandone la chimica e determinando una progressiva diminuzione del pH.
Per studiare questo fenomeno abbiamo utilizzato un vero e proprio “laboratorio naturale”: le emissioni vulcaniche sottomarine di CO₂ presenti intorno al Castello Aragonese di Ischia. Queste emissioni creano naturalmente zone con differenti livelli di pH e permettono quindi di osservare organismi che vivono da lungo tempo in condizioni simili a quelle previste per gli oceani del futuro. Ho confrontato ricci provenienti da zone a pH naturale e da zone acidificate, valutando sia alcune risposte fisiologiche, come respirazione ed escrezione, sia aspetti comportamentali, come la capacità di raddrizzarsi e di reagire alla luce.
Uno degli aspetti che mi ha interessato maggiormente è stato proprio osservare quanto le risposte fossero complesse e variabili nel tempo: non dipendevano esclusivamente dal pH, ma anche dall’area di provenienza e probabilmente da altre caratteristiche dell’ambiente naturale. Ho scelto questo argomento perché mi interessava capire non soltanto se un organismo fosse “resistente” o “sensibile” a un cambiamento ambientale, ma quali meccanismi e quali caratteristiche del contesto ecologico potessero determinarne la risposta. È una domanda che, in forme diverse, ha continuato ad accompagnare anche il mio lavoro successivo.” […]
La versione completa dell’intervista con Beatrice Lazzarini, è un’esclusiva della nostra pubblicazione cartacea. Continuate a seguirci, prossimamente sulle pagine de il Pianeta azzurro troverete la versione integrale!
Scrive per noi

- Vittoria Blancato è stata civilista dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-WEEC Network ETS e ora continua a collaborare con noi. Già studentessa della laurea magistrale in Evoluzione del comportamento animale e dell’uomo (ECAU) presso l’Università degli Studi di Torino, è laureata in Scienze Naturali, ha sempre avuto la passione per la natura e gli animali. Durante il liceo, scriveva articoli per il giornalino d’istituto, sviluppando così un interesse per la scrittura. Nel tempo libero, ama leggere e fare passeggiate nei parchi.
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