Spunti interessanti su quest’ultimo tema sono giunti non solo dalla lectio magistralis di Jan Olof Lundqvist, senior scientific advisor dello Stockholm International Water Institute, ma anche dall’incontro “Fare i conti con l’acqua: scenari possibili in un mondo con meno risorse”.
Il confronto tra relatori diversi tra loro per formazione ma accomunati da un’uguale esperienza e passione nell’ambito delle risorse idriche ha permesso infatti di evidenziare alcuni punti centrali delle sfide che ci attendono in futuro in merito alla fruibilità e gestione dell’oro blu, tanto a livello globale quanto locale. Un focus su quest’ ultima scala è stato portato dal professor Riccardo Rigon, docente di Idrologia preso l’Università di Trento, che ha sottolineato come i problemi legati all’utilizzo dell’acqua non riguardano solo regioni geografiche distanti, ma al contrario è più vicino a noi di quanto si potrebbe pensare in prima battuta: un esempio viene dalla gestione del fiume Adige, il quale, complice una minore regolarità nella portata legata agli effetti dei cambiamenti climatici e un sempre maggiore sfruttamento per molteplici usi, potrebbe in futuro essere causa di conflitto tra gli utilizzatori a monte del Trentino-Alto Adige e quelli situati più in prossimità della foce in Veneto.
Una risorsa distribuita in modo disomogeneo
Allargando la panoramica a livello mondiale, il professor Rigon ha proseguito sottolineando come il vero problema non risieda nella scarsità d’acqua in termini assoluti – attualmente i consumi globali, tanto per uso domestico che per uso agricolo ed industriale, sono di gran lunga minori rispetto alle riserve di acqua dolce disponibile sul pianeta – quanto piuttosto nella distribuzione disomogenea della risorsa. Un altro fattore di criticità è rappresentato dall’accesso all’acqua, come illustrato da Gabriella Chiellino, fondatrice e presidente del gruppo eAmbiente: nonostante i rilevanti progressi compiuti negli ultimi 25 anni, si stima infatti che circa 750 milioni di persone nel mondo non possono ancora fare affidamento su fonti di acqua potabile sicura e pulita, mentre 2,5 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base.1 Tali dati rivelano dunque un quadro che continua a destare preoccupazione, e pongono in risalto la necessità di interventi rapidi ed efficaci negli anni a venire se si vorrà raggiungere il target fissato dai nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che ambiscono a portare a zero il numero di persone che quotidianamente si trovano ad affrontare i problemi sopracitati entro il 2030.
1) Dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riferiti al 2014.
Riccardo Rossella
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