Ricevere e restituire: il circolo virtuoso del Posidonia Green Festival coinvolge tutti

Il Pianeta Azzurro incontra Edoardo Brodasca, fondatore del Posidonia Green Project e del Posidonia Green Festival. Una chiacchierata tra bilanci della scorsa tappa ligure e nuove progettualità.

Il Posidonia Green Festival è molto più che una rassegna di eventi, laboratori, talk e spettacoli. L’eco festival che ha toccato la cittadina di Bogliasco a metà luglio, ora punta verso Barcellona ed ancora più in là nel futuro, verso una nuova stagione che è già ricchissima di impegni.


IL PIANETA AZZURRO: Ciao Edoardo, grazie di averci concesso un po’ del tuo tempo. Com’è andata questa ultima tappa di Bogliasco del Posidonia Green Festival?

 EDORARDO BRODASCA: “Il bilancio del festival ci dice che quest’anno è andato benissimo! Abbiamo registrato circa 2.000 presenze ed ogni laboratorio ha avuto più di 200 utenti singoli. Se facciamo una metafora del web, avendo presentato cinque laboratori, sono passate più di mille persone a frequentare la parte esperienziale e didattica di Posidonia Green Festival a Bogliasco; questo ci rende particolarmente soddisfatti. Soprattutto, il miglior risultato che abbiamo ottenuto, è che, indipendentemente da tutte le attività che lo hanno animato, Posidonia si è confermato un festival vissuto con grande attenzione”.

PA: Tanti partecipanti, tanti eventi, ma zero impatto ambientale…

EB: “Nonostante siano passate circa 2.000 persone, la spiaggia era intonsa, più pulita di prima! Abbiamo distribuito 500 posaceneri tascabili e abbiamo implementato il sistema di vuoto a rendere dei bicchieri, cosa che ha reso il festival completamente plastic free. Non avevamo plastica monouso e abbiamo rifiutato le grandi marche, uscendo da quelle logiche commerciali che fanno sì che tutto debba avere un prezzo. Il nostro festival è integrato nella comunità locale e vuole parlare anche di questi ecosistemi umani che non sono commercializzabili. Il mare non ha un prezzo, ma è il primo a pagare lo scotto delle nostre vite insostenibili. Il mare ci dà, senza toglierci niente! E noi l’abbiamo rispettato, facendo un festival attento all’ambiente marino, al litorale ed alla comunità che ci ha ospitato”.

PA: Una caratteristica importante, alla quale sappiamo tenete molto: Posidonia Green Festival è un festival a diretto contatto con le comunità locali e col territorio, basato con una logica che punta molto sull’attivismo…

EB: “Posidonia Green Festival non è un festival animato da logiche estrattive e speculative, non si basa su consumismo e capitalismo ma è un progetto che dona qualcosa alla comunità e al pubblico che vi partecipano. Quelli di Bogliasco sono stati due giorni intensi e adesso stiamo già preparando la logistica per il festival di Barcellona, che si terrà il 3 e 4 ottobre, e che non sarà in spiaggia ma che ripeterà le stesse dinamiche virtuose. Parliamo di logiche fattuali, logiche attive di partecipazione rese ancora più centrali dai diversi stand che saranno dedicati a progetti locali ONG di Barcellona”.

Edoardo Brodasca durante una dei tanti talk di Posidonia Green Festival 2025 – Bogliasco (foto: Posidonia Green Festival)

PA: Quali sono i prossimi passi a breve?

EB: “Posidonia Green Project non è solo Posidonia Green Festival, infatti abbiamo in cantiere numerose iniziative. Quest’estate abbiamo portato avanti il progetto Onde Blu, che lega l’outdoor marino alla citizen science e alla sostenibilità ambientale. Faremo almeno 15 uscite in canoa -completamente gratuite- con i nostri partner Black Wave e Outdoor Portofino, durante le quali andremo a monitorare la biodiversità e raccogliere dati di parametri ambientali come la temperatura dell’acqua. Contestualmente, fotograferemo e catalogheremo plastiche e microplastiche che troveremo in mare. Questo progetto è iniziato da poco e andrà avanti fino all’anno prossimo; a settembre invece inizierà un altro progetto di cui vado orgogliosissimo, in partnership con il comune di Bogliasco: è un bando europeo che si chiama Part Art for How. In tutta Europa hanno vinto quattro progetti e noi siamo uno di questi quattro selezionati. Nei fondali di Bogliasco creeremo un museo sottomarino che servirà per la protezione della posidonia e darà vita ad un hotspot per la biodiversità. Tutto si baserà sulla creazione partecipata e collettiva delle opere d’arte che costituiranno il museo; la creazione di queste non sarà imposta ma sarà frutto di un lavoro sostenuto da scienziati, ricercatori e ricercatrici dell’Università di Genova e Istituto Tethys, la parte dell’università che si occupa di rigenerazione ecosistemica di posidonia. Gli artisti che ci aiuteranno in questa piccola grande impresa -oltre alla stessa comunità di Bogliasco- sono Raul Orvieto e Matteo Cretti, fantastici sia dal punto di vista creativo che per la loro sensibilità ambientale”.

PA: Un museo che sarà una realtà integrata nella costa ma avrà anche una parte virtuale, sempre con lo scopo di raccontare il nostro rapporto con il mare, giusto?

EB: “Esatto. L’attività museale sarà sostenuta anche da una serie di workshop che creeremo con Blue District a Bogliasco e nel Golfo Paradiso. L’idea è che la creazione del museo metta in luce tutti quei fenomeni invisibili che danneggiano l’ecosistema marino, dal cambiamento climatico, al marine litter climatico. L’obiettivo ultimo è ampliare la conoscenza delle problematiche e, quindi, favorirne la soluzione: in questo gioco, la sensibilità artistica e la partecipazione della comunità locale, sono ingredienti fondamentali. Poi ci sarà la posa vera e propria, valutata con Regione Liguria. Il museo avrà anche una sua appendice virtuale per permetterne la visione anche a chi non può andare in mare (il museo sarà installato tra i 15 e i 12 metri di profondità). Creeremo una specie di street view sottomarina, aggiornata ogni anno, anche in ottica di valutazione dell’aumento della biodiversità, insomma non sarà semplicemente una webcam ma un vero e proprio tour virtuale subacqueo. Di progetti ce ne sono tanti, e tanti altri ne abbiamo in cantiere quindi speriamo di vederci presto con nuove iniziative!”.

Scrive per noi

Andrea Ferrari Trecate
Andrea Ferrari Trecate
Laureato in diritto ambientale, si è presto convinto che le sfide ecologiche non si vincono nei tribunali. Collabora con l’Istituto Scholè dal 2014 e dal 2017 è inviato di Pianeta Azzurro per il quale gestisce anche contenuti online e la comunicazione social media. Crede nell’intelligenza delle persone e che la buona comunicazione serva a risvegliarne la consapevolezza per cambiare il mondo.

Andrea Ferrari Trecate

Laureato in diritto ambientale, si è presto convinto che le sfide ecologiche non si vincono nei tribunali. Collabora con l’Istituto Scholè dal 2014 e dal 2017 è inviato di Pianeta Azzurro per il quale gestisce anche contenuti online e la comunicazione social media. Crede nell’intelligenza delle persone e che la buona comunicazione serva a risvegliarne la consapevolezza per cambiare il mondo.

You May Also Like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *