Ocean Film Festival: nove storie di uomini e di mare

Sostenuto da numerosi partner, con le due date in esclusiva per Torino al Cinema Massimo, Ocean Film Festival rinnova il suo impegno a portare sul grande schermo storie che ci affascinano e che ci raccontano i valori dell’ecologia, dell’educazione ambientale, della ricerca scientifica e della tutela dell’ecosistema.

Ocean Film Festival ci porta di nuovo in viaggio e, come da tre anni a questa parte, ci accompagna nelle profondità degli oceani così come tra quelle dell’animo umano che, affascinato dal mare, si spinge a cambiare vita, ad intraprendere viaggi straordinari, ad accettare sé stesso e spingere sempre più in là i propri limiti.

E se rimane sempre fortissima la meraviglia di fronte ad immagini come quelle che raccontano i ghiacci di “I Am Fragile” o l’ecosistema patagonico all’inseguimento della balena franca di “Southern Right Whale”, c’è forse ancora più stupore quando ci si immerge nel viaggio di Robert Manry che sulla Tinkerbelle, una barchetta di appena quattro metri, decise di affrontare l’oceano Atlantico attraversandolo dagli stati uniti alle coste britanniche.

Un’epopea antica eppure modernissima, alle porte degli anni ’70, piccolo grande caso mediatico dell’epoca, stupisce per il suo equilibrio tra idea assurda e preparazione meticolosa, una lucida follia che ci tocca ancora oggi, in un’epoca di incertezze e frenesia che schiaccia i sogni e che fa risuonare forti le parole di Manry: “Credo che una delle grandi tragedie della vita sia il fatto che i giovani abbiano molti sogni e che, quando crescono , scontrandosi con la dura realtà, rinuncino a uno a uno, sino a rinunciare a tutti. Non volevo assolutamente che questo succedesse a me”.

Un messaggio che va oltre l’impresa e oltre lo schermo dell’Ocean Film Festival e che si lega alle altre vite che la rassegna racconta, tutte esistenze per le quali il mare ha rappresentato una scelta definitiva, incondizionata ed inevitabile come le conseguenze che spesso le onde trascinano con sé.

È così che facciamo la conoscenza dei surfisti e degli scienziati raccontati da “Emocean”, un documentario che ci racconta quanto possa essere totalizzante dedicare la propria esistenza alle onde, arrivando persino a vedere in una tragedia un nuovo inizio, a ribaltare completamente le proprie prospettive come un’onda ribalta un surf.

Dedizione ed abnegazione sono costanti nella vita di chi decide di consacrarsi al mare, non volendo ricevere altro che essere parte dell’oceano stesso. Così accade ai subacquei di “Adventure Is Calling” o a chi cerca tra i rilessi delle onde una nuova espressione artistica, un modo per comunicare il proprio amore per la natura come fanno il sub fotografo Ben Thouard in “Surface” o il pittore di paesaggi (nel vero senso del termine) Tony Plant in “Forever”.

Ma cosa siamo noi davvero di fronte alle acque? Siamo servi felici dell’ecosistema, guardiani per vocazione come la dottoressa Rachel Alderman che ha dedicato -e dedica tutt’ora- fatica, sforzi e tempo alla colonia di albatross di Namanu Rruni nel documentario omonimo; o siamo pedine fragili in cerca di comprensione e riscatto come Dan, il surfista raccontato in “Surfer Dan” che, per sfuggire agli incubi dell’alcoolismo, ha trovato nelle estreme onde ghiacciate del Lago Superiore del Michigan la sua personale rinascita?

Di sicuro ognuno di noi porta con sé ricordi, esperienze ed avventure molto personali del proprio rapporto con il mare; un rapporto universale figlio di una storia antichissima quanto l’Uomo che è destinata a proseguire ed essere raccontata durante una semplice cena fra amici o in qualche nuovo grandioso documentario dell’Ocean Film Festival.

UNA TESTIMONIANZA IMPORTANTE

Il Festival ha concluso il suo tour 2019 alla fine di ottobre ma la seconda serata di Torino ci ha coinvolti direttamente.

Prima dell’inizio della proiezione, Mario Salomone, presidente WEEC e nostro editore, ha ricordato la centralità dell’educazione ambientale e di come questa sia centrale nell’attività delle riviste e di networking. Un focus particolare del discorso, ha toccato il Congresso internazionale WEEC che, proprio in questi giorni si sta svolgendo a Bangkok. Un evento importantissimo (durante il quale verrà presentata la traduzione -curata da Mario Salomone- di “La mia scuola verde” scritto dall’ex Ministro dell’Istruzione del Bhutan) in un luogo molto colpito dai cambiamenti climatici, simbolo del nostro fragile ecosistema.

Il Presidente di WEEC ha ribadito inoltre l’importanza di iniziative come Ocean Film Festival soprattutto per la loro opera di sensibilizzazione e rinnovato il sostegno di Istituto Scholé nella sua promozione proprio attraverso Il Pianeta Azzurro, il magazine dedicato all’acqua, ambito la cui importanza crescente era già stata riconosciuta anni fa dall’Istituto stessso.

Mario Salomone interviene alla seconda serata di Ocean Film Festival a Torino

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