Naturalmente

Quanto è accaduto il 26 dicembre 2004 nell’ Oceano Indiano è stata la più colossale e universale testimonianza a memoria d’uomo di quanto la specie umana non sia dissimile dalle altre e sia sottoposta alle stesse leggi e fenomeni che hanno contribuito a estinguere i dinosauri. Questa volta la Terra ha veramente tremato, tutta, vibrando come una campana tanto da spostarsi di un’impercettibile frazione di angolo dal suo asse.

La geografia delle terre che si affacciano sull’Oceano Indiano è cambiata in poche ore e non è escluso che in futuro ci siano conseguenze che ancora non possiamo immaginare.

Dopo l’onda

Naturalmente si è parlato di onda assassina, di mare nemico dell’uomo, di natura personificazione del male come se questa potesse agire secondo un disegno preordinato. E questo lo si è letto nei giornali, lo si è ascoltato da radio e televisioni e l’ho sentito riproporre anche in alcune prediche meno illuminate del solito. In effetti non poteva essere diverso. È naturale che di fronte a queste catastrofi si cerchino spiegazioni e ci si chieda di chi è la colpa e, naturalmente, la risposta più semplice è incolpare il mare soprattutto perché a essere colpiti sono state terre che nel mare avevano trovato una fonte di cibo e ricchezza, un amico caldo e colorato che attirava migliaia di turisti. Ma il mare non si preoccupa dell’uomo, e può dare e togliere nello stesso tempo senza che nessuno lo possa impedire.
Naturalmente è scattata una grande gara di solidarietà con le popolazioni colpite a dimostrazione che, volendo, l’uomo può fare molto per i suoi simili. Innaturalmente, ma molto umanamente, sono subito iniziati dissidi su chi dovesse gestire l’emergenza e come, fino ad arrivare all’assurdo di rifiutare gli aiuti perché inviati da genti di credo diverso. E questo è purtroppo l’elemento più grave, quello su cui riflettere. Il mare ha grandi risorse e troverà nuovi equilibri; gli scienziati avranno materiale di studio per decenni, le logiche del mercato daranno vita a nuove economie; ci saranno nuovi ricchi e nuovi poveri; sorgeranno nuovi alberghi e resort; ritorneremo (ed è giusto che così sia) a sdraiarci su quelle spiagge bianche e a nuotare in quei mari caldi.
Mentre tutto tornerà come prima, nella mente dell’uomo rimarranno le rivalità e l’odio, personali “tsunami” che nessun sistema di allerta riuscirà a fermare e destinati a fare più vittime del recente disastro.
Ci è stata data un’occasione per riflettere. Non sprechiamola!

Numero 7 – Febbraio 2005, di Angelo Mojetta

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