Il nero e il bianco

Sono pochi quelli che hanno potuto osservare il nostro pianeta dall’alto, ma tutti sono stati concordi nel riconoscerne l’unicità e la fragilità, ancora più

Sono pochi quelli che hanno potuto osservare il nostro pianeta dall’alto, ma tutti sono stati concordi nel riconoscerne l’unicità e la fragilità, ancora più evidente quando con un solo sguardo si può contemplare un intero oceano.  Questa forse è la migliore forma di globalizzazione: la capacità di considerare l’intero pianeta come la nostra casa. Tutto ciò è molto banale, eppure la stessa cosa si può dire leggendo molti passi di grandi autori, ma solo perché essi hanno avuto la capacità di spiegare i fatti più semplici con parole altrettanto semplici, una dote rara in un mondo dove si cerca di sorprendere l’avversario e di soffocarlo sotto fiumi di parole, meglio se ad alta voce.

Ma il mare e gli oceani sono un’altra cosa, un fenomeno globale che coinvolge l’intero pianeta e tutti i suoi abitanti, anche quelli più lontani. Basta leggere il capitolo dedicato ai climi di un qualunque testo di geografia per scoprire quanto il mare influenzi la vita e la distribuzione dell’uomo provocando addirittura migrazioni stagionali dall’entroterra alle coste di intere popolazioni.

Il mare è un fenomeno globale e globalmente reagisce. Affonda la Prestige, una petroliera che il buon senso e la statistica avrebbero dovuto bloccare, e tonnellate di nero greggio arrivano sulle spiagge di Spagna e Francia  distruggendo organismi, biocenosi, economie con danni molto maggiori dei benefici che quel petrolio avrebbe potuto apportare nei luoghi di destinazione. Ma sarebbero stati veramente benefici? Forse non completamente. A migliaia di chilometri di distanza dalle coste della Galizia, in mari affascinanti e caldi, una distesa bianca  si stende sul fondo in un panorama irreale. Certo la vita non è scomparsa, paradossalmente qualche essere ci guadagna, ma solo perché in natura c’è sempre qualcuno che può avvantaggiarsi di un disastro.

Il bianco e il nero: la distruzione dei coralli tropicali e il soffocamento delle coste da parte di una coltre untuosa che una volta bruciata è tra le più che probabili cause di quell’effetto serra che aumenta la temperatura del pianeta e causa cambiamenti globali a cui bisognerebbe rispondere globalmente, ciascuno secondo le proprie possibilità e senza far pagare ad altri anche la nostra quota di responsabilità.

Chi ama il mare non può non agire globalmente soprattutto perché tutelando i mare di casa proteggiamo anche quelli più lontani dato che una goccia d’acqua pulita può fare in tempi lunghi il giro del mondo. Un tempo i nostri vecchi piantavano piante di cui non avrebbero mai goduto i frutti, ma lo facevano pensando ai loro eredi. Forse che non abbiamo più? È difficile crederlo. E allora pensiamo anche a loro e non trinceriamoci dietro differenze di colore. Il nero e il bianco sono  opposti, ma sia pure per culture lontane tra loro sono i colori della morte.

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