Le celebrazioni, cominciate il 19 marzo nella sala dell’ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite), sotto lo slogan della campagna “Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza”, si sono poi protratte durante la 70ª sessione della Commissione sulla condizione delle donne, segnando sia la stessa Giornata mondiale dell’acqua, sia la Giornata mondiale dei ghiacciai (21 marzo).
Uno degli eventi mondiali più importanti, quest’anno è quindi dedicato ad una tematica spesso tenuta in poca considerazione. L’accesso (o la mancanza) all’acqua, infatti, influisce in modo diverso su donne e uomini.
In molte parti del mondo, soprattutto nei paesi a basso reddito, sono donne e ragazze a occuparsi della raccolta dell’acqua per la famiglia. Questo comporta: lunghe camminate quotidiane, fatica fisica e rischi per la salute, esposizione a pericoli lungo il percorso.
Un lavoro quotidiano, invisibile ma logorante che limita il tempo delle donne, tempo che viene sottratto ad attività educative e di istruzione ma non solo. Questa vera è propria schiavitù non prevede retribuzioni ed esclude la partecipazione delle donne alle attività sociali e politiche.
Un circolo vizioso che mina il futuro di tutti, rafforzando il cosiddetto ciclo della povertà e rendendo più difficile per le donne migliorare la propria condizione.
Dedicare la Giornata mondiale dell’acqua all’equità di genere significa riconoscere che la crisi idrica non è neutrale: colpisce di più chi ha meno potere. Garantire acqua sicura e accessibile è quindi anche un passo fondamentale verso una società più giusta, in cui donne e uomini possano avere le stesse opportunità.
Anche quest’anno in Italia e nel resto del mondo, si terranno convegni, iniziative di attivismo, panel di educazione ambientale e molte altre attività per sensibilizzare riguardo l’importanza di una risorsa fondamentale non solo per la vita ma che rappresenta un irrinunciabile strumento di giustizia sociale e di genere.
Scrive per noi

- Laureato in diritto ambientale, si è presto convinto che le sfide ecologiche non si vincono nei tribunali. Collabora con l’Istituto Scholè dal 2014 e dal 2017 è inviato di Pianeta Azzurro per il quale gestisce anche contenuti online e la comunicazione social media. Crede nell’intelligenza delle persone e che la buona comunicazione serva a risvegliarne la consapevolezza per cambiare il mondo.
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