“Il Mistero Cousteau”, quando la fantasia ci parla della realtà

Un misterioso incidente, un pericolo risvegliato dalla prepotenza dell’uomo ed uno dei più noti ricercatori di tutti i tempi sono gli ingredienti de “Il Mistero Cousteau”. Il romanzo di Giovanni Lorecchio che, tra fiction e realtà, ci parla di tematiche molto attuali.

12 luglio 1966. Il governo francese conduce un test nucleare nell’oceano Pacifico, facendo esplodere un ordigno da trenta chilotoni nell’atollo di Mururoa nella Polinesia Francese. Nome in codice dell’esperimento: Aldebaran.

Due settimane dopo, la Calypso, la leggendaria nave oceanografica del capitano Jacques-Yves Cousteau è ancorata nelle acque del Ghoubbet el-Kharab “La Baia dei Demoni”. L’obbiettivo della missione scientifica è trovare il leggendario Architeuthis, il famigerato Calamaro Gigante. Nel corso dei preparativi per l’esperimento -che consiste nel calare in acqua un’esca, una carcassa di cammello in una gabbia per l’osservazione degli squali- l’equipaggio della Calypso capta un misterioso suono salire dalle profondità della baia. Poco dopo la nave rimane vittima di uno strano incidente; qualcosa attacca la gabbia.

Otto ore dopo, l’organizzazione governativa francese conosciuta solo con l’acronimo C.O.R.E., rinviene sulle coste della Somalia una gigantesca carcassa animale non identificata, a quanto pare portata sulla terraferma da un misterioso maremoto che ha distrutto completamente un villaggio di pescatori di etnia Bagiuni, gli Alsamak Al’Aswad -la Tribù dei Pesci Neri- che venerano un’antica e potente divinità oceanica che loro chiamano Alwalidat “la madre”. Il C.O.R.E., che ha perso i contatti con il Surcouf, un sottomarino inviato per indagare l’origine del suono captato nelle acque del Ghoubbet el-Kharab, invia sul posto Nicole Devenue con l’intenzione di recarsi a Gibuti e convincere il capitano Cousteau, sua vecchia conoscenza, ad aiutarli a fermare qualunque cosa sia uscita dalle profondità oceaniche e che ora minaccia l’intera ecosistema marino.

Questa la trama de “Il Mistero Cousteau”, il romanzo di Giovanni Lorecchio, che promette -e mantiene- l’aspettativa di molte sorprese. Un romanzo di fiction che però, come spesso succede all’arte, è metafora del reale. Nelle atmosfere estreme delle sua pagine nelle quali si finisce intrappolati dopo pochi minuti di lettura, ci troviamo di fronte a paure che, svestite degli artefatti della narrazione fantastica, sappiamo di conoscere molto bene.

Pensato per un pubblico giovane, si rivolge a lettori di tutte le età perché le tematiche della nostra invasività nei confronti della natura e la nostra capacità di dare origine a qualcosa che noi stessi non siamo in grado di controllare è un tema, in tempi di coronavirsu ed ecosistemi violati, quanto mai attuale.

Ma “Il Mistero Cousteau” è anche un atto d’amore e di stima verso un ricercatore che è andato oltre i suoi compiti di scienziato che, spalancando le porte ad un linguaggio comunicativo nuovo, adatto a tutti, è diventato uno dei primi veri divulgatori moderni.

Abbiamo intervistato Giovanni Lorecchio e con lui abbiamo parlato dei significati nascosti che “Il Mistero Cousteau” cela nelle sue profonidtà, di questo momento complesso, del valore dell’arte come veicolo di messaggi educativi e del recupero della figura del capitano Jacques Cousteau.

L’intervista è un’esclusiva del nostro prossimo numero cartaceo ma ve ne regaliamo un estratto e vi invitiamo a visitare il nostro store e ad abbonarvi per non perdere questa e molte altri contenuti riservati

Il Pianeta Azzurro: In queste settimane viviamo una situazione non troppo diversa a quella che -pur con i limiti del caso- racconta del suo libro. Siamo di fronte ad un nemico che noi stessi abbiamo creato, invadendo ecosistemi che non ci appartengono…

Giovanni Lorecchio: Purtroppo, dopo secoli, l’essere umano non ha ancora imparato a vivere il Pianeta Terra. Perché se è vero che l’avidità rende ciechi, è anche vero che l’avidità di pochi porterà alla rovina di molti. Lo stato dei nostri mari ne è la prova. Prendiamo per esempio il fatto di aver portato gli squali sull’orlo dell’estinzione. Eppure siamo tutti consapevoli di quanto delicato ed essenziale sia il ruolo di questo animale non solo per l’ecosistema marino ma anche e soprattutto per noi esseri umani. Lo squalo si nutre di carcasse, animali morenti o malati, proteggendoci da batteri e virus letali, eppure continuiamo a cacciarlo. E perché? Per una zuppa. È per questo che sacrifichiamo l’intero equilibrio del nostro ecosistema; per una zuppa. Il fenomeno dello shark finning è tristemente sottovalutato, così come è sottovalutata l’importanza dello squalo nel nostro ambiente e questa, spero di no, potrebbe essere la nostra fine, perché se la prossima pandemia arrivasse dal mare, e sappiamo benissimo che a causa delle azioni dell’uomo prima o poi accadrà, non ci sarà niente, e dico NIENTE, in grado di proteggerci perché avremmo già ucciso le uniche cose che avrebbero potuto farlo. Vede, mi ritrovo di nuovo a citare il Capitano: “non dimentichiamo che il ciclo dell’acqua e il ciclo della vita sono una cosa sola”.

Potete acquistare “Il Mistero Cousteau” sui portali dedicati visitando il sito dell’autore

Scrive per noi

Andrea Ferrari Trecate
Andrea Ferrari Trecate
Laureato in diritto ambientale, si è presto
convinto che le sfide ecologiche non si
vincono nei tribunali. Crede nell’intelligenza
delle persone e che la buona comunicazione
serva a risvegliarne la consapevolezza per
cambiare il mondo.

Andrea Ferrari Trecate

Laureato in diritto ambientale, si è presto convinto che le sfide ecologiche non si vincono nei tribunali. Crede nell’intelligenza delle persone e che la buona comunicazione serva a risvegliarne la consapevolezza per cambiare il mondo.

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