Immersi in una scatola nel Museo Oceaonografico di Montecarlo

Alla scoperta di Immersion, l’installazione del Musée Océanographique di Monaco che ci porta nel cuore della barriera corallina, permettendoci di compiere un tuffo virtuale fino a 400 metri sotto il livello del mare.

Alla scoperta di Immersion, la colossale installazione del Musée Océanographique di Monaco che ci porta nel cuore della barriera corallina.

Grazie a 40 videoproiettori, su pareti alte 9 metri, per un totale di 650 metri quadrati di proiezione (di cui 250 interattiva), Immersion permette ai visitatori di entrare in contatto -virtuale, s’intende- con più di sessanta specie marine diverse. Un tuffo virtuale fino a 400 metri sotto il livello del mare.

Le riprese che hanno reso possibile il progetto vengono dalla barriera corallina polinesiana, “molto più grande e più estesa della Muraglia Cinese” ed hanno richiesto un enorme sforzo di digitalizzazione per modellare fauna e flora immortalate nelle cineprese e restituirle ai visitatori del museo.

L’équipe di Immersion (Bernard Reilhac, direttore del progetto, Olivier Ferracci e Nora Mathhey de l’Endroit, responsabili dell’agenzia ‘Dreamed by Us’) ha compiuto un prodigio che danza tra reale e virtuale: “Non c’è un solo pesce naturale”, sottolinea Reilhac; Immersion è tutta animazione interattiva.

Il museo oceanografico della città monegasca è anche il luogo nel quale si siglano patti per la sostenibilità ecologica. Anni fa, grazie all’incontro con un gruppo di aborigeni polinesiani in visita, è nato un ricco scambio di viaggi e iniziative con il Principe Alberto II impegnato in prima persona.

Scambi hanno originato un film che sarà presentato in anteprima al prossimo Festival di Cannes. Titolo, provvisorio, Alick and Albert: il racconto di due personalità e due realtà, gli aborigeni e l’occidente.

 

immagine di copertina di Memories on 35mm

Scrive per noi

Andrea Ferrari Trecate
Andrea Ferrari Trecate
Laureato in diritto ambientale, si è presto convinto che le sfide ecologiche non si vincono nei tribunali. Collabora con l’Istituto Scholè dal 2014 e dal 2017 è inviato di Pianeta Azzurro per il quale gestisce anche contenuti online e la comunicazione social media. Crede nell’intelligenza delle persone e che la buona comunicazione serva a risvegliarne la consapevolezza per cambiare il mondo.

Andrea Ferrari Trecate

Laureato in diritto ambientale, si è presto convinto che le sfide ecologiche non si vincono nei tribunali. Collabora con l’Istituto Scholè dal 2014 e dal 2017 è inviato di Pianeta Azzurro per il quale gestisce anche contenuti online e la comunicazione social media. Crede nell’intelligenza delle persone e che la buona comunicazione serva a risvegliarne la consapevolezza per cambiare il mondo.

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