Un azzurro sempre più intenso

Sono passati dieci anni da quando Stefano Moretto mi ha fatto l’onore di coinvolgermi nel progetto Il Pianeta azzurro e nelle attività dell’Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro e della rivista .eco. Non ho ritrovato traccia di quei primi Oblò, ma ricordo bene l’entusiasmo di Stefano per questo “suo” inserto e l’energia che riusciva a infondere a tutti i collaboratori di cui, probabilmente, io ero il decano, oltre che un acceso sostenitore di questa idea, visto che da poco era uscito il mio Pianeta Azzurro nella collana degli Oscar Mondadori. Ciò che mi aveva attirato, oltre alla possibilità di aiutare un amico, era stata la promessa che non avrei avuto particolari vincoli. Insomma, per la prima volta mi veniva offerta l’occasione di scegliere autonomamente l’argomento da trattare purché, beninteso, ci fosse di mezzo l’acqua in una qualsiasi delle sue tante forme e stati. Da allora, puntualmente, nella mia casella di posta sono arrivati i messaggi con cui Stefano mi ricordava di inviargli il nuovo Oblò. A volte discutevamo quale argomento trattare a seconda del taglio di Pianeta azzurro di quel mese ma, più spesso, improvvisavo basandomi sugli avvenimenti recenti e gli spunti non mancavano mai: inondazioni, tsunami, battaglie per l’acqua, inquinamenti, diritti dell’uomo, guerre e sprechi.
In dieci anni non ci siamo fatti mancare nulla e il nostro Pianeta azzurro è diventato un appuntamento fisso per tutti i lettori di .eco. Molto è cambiato e, a modo nostro, anche noi abbiamo provato a cambiare qualche cosa suggerendo, invitando a riflettere, raccontando
la vita e i misteri di quei tre quarti straordinari del nostro pianeta che lo rendono così unico, così azzurro. Mi piace pensare che ogni numero sia stato un seme capace di germogliare. Non importa quanto tempo sarà necessario perché alcuni di quei semi si trasformino in piante. L’impor-tante era seminarli e dieci anni di .eco e Pianeta azzurro sono un buon concime per rendere fecondo il prossimo decennio e l’altro ancora e anche il successivo e così via, con l’augurio che l’azzurro non sbiadisca mai e anzi diventi sempre più intenso.

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