Tutto tace

Ci avete fatto caso? Dopo i tremendi fatti del 26 dicembre scorso, dopo lo tsunami insomma, il mare a poco a poco è scomparso, non fa più notizia. Ma il mare è solo una parte del Pianeta Azzurro di cui fanno parte fiumi, laghi, stagni, paludi, pozzanghere, ghiacciai e acque sotterranee che il 22 marzo hanno festeggiato la loro festa, la giornata dell’acqua. Chi lo sapeva può bere un bicchiere d’acqua, chi se ne è accorto due bicchieri e chi si è soffermato a pensarci tre. Ovviamente alla salute di quanti non lo sapevano e soprattutto di quelli che anche sapendolo non avrebbero saputo come festeggiare questo bene primario perché è scarso o inquinato. Ma l’acqua è beffarda. Cade dove vuole e non dove vorremmo in base a regole che in parte abbiamo capito e che in parte ci sfuggono anche perché il pianeta con il nostro aiuto sta cambiando velocemente con evidenti ripercussioni sul clima e sull’acqua.

Questa molecola, di una semplicità stupefacente che contrasta con la perfezione della sua struttura e con le sue straordinarie capacità, è una risorsa e come tutte le risorse va gestita. Soprattutto andrebbe gestita in maniera equosolidale il che significa non solo non sprecarla, ma anche e soprattutto non interferire con il suo ciclo. In questo aiuta il fatto che l’acqua abbia un costo perché il portafoglio è un buon deterrente contro gli sprechi. Sarebbe però bello che una parte delle tasse che paghiamo per aprire il rubinetto finissero in un fondo amministrato da qualche persona giusta e di buona volontà (ce ne sono tante degne di questo nome anche se non fanno notizia) per costruire pozzi, acquedotti, sistemi di irrigazione che potrebbero cambiare la vita di villaggi interi più di una vincita al superenalotto dalle nostre parti. Quanto ci vorrebbe? Forse se ci contassimo tutti al mondo basterebbe un niente: un euro, un dollaro, uno yen a testa e il miracolo potrebbe avvenire. È un’idea come un’altra. Buttiamola lì come i semi della parabola evangelica. Potrebbe anche finire in terreni fecondi. Il mare intanto riposa e aspetta.

 

Il Pianeta azzurro, Numero 8 – Aprile 2005, di Angelo Mojetta

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