Tartarughe alla riscossa

Le piccole testoline escono dalla sabbia lentamente, grazie allo sforzo di minuscole pinne che liberano i tartarughini dal guscio delle uova materne e li spingono verso il mare, dove soltanto uno ogni mille nati è destinato a sopravvivere alla voracità di pesci e uccelli.

Lo spettacolo della nascita dei tartarughini (della specie Caretta Caretta, la più diffusa del Mediterraneo) si è ripetuto quest’estate, come accade da tempo immemorabile, alla Pozzolana, la spiaggia nera dell’isola di Linosa che con Lampedusa e Lampione forma l’arcipelago delle isole Pelagie: le terre d’Italia situate più a sud.

A Linosa dal 1995 è attivo un Centro recupero tartarughe marine che, legato dal 1999 al Cts (Centro turistico studentesco), accoglie ogni anno decine di volontari e campisti. Giovani e meno giovani che decidono di dedicare le loro vacanze al volontariato ambientale. Il mare cristallino che circonda l’isola è certo un forte richiamo.

I giovani sono coinvolti nell’attività di cura delle tartarughe che i pescatori trovano infilate agli ami utilizzati per la pesca. Sono portate al Centro anche le tartarughe che presentano difficoltà di galleggiamento perché hanno involontariamente ingoiato sacchi di plastica. Al Centro operano la giovane veterinaria Matilde Tommaselli e alcuni biologi marini guidati dal fondatore del Centro Sefano Nannarelli e da Alessandra De Lucia, che da anni si occupano della salvaguardia e dello studio di questa specie animale. Nell’estate 2010 sono state curate una trentina di tartarughe che dopo una degenza più o meno lunga, sono state liberate nel mare.

La liberazione è uno dei momenti più emozionanti dell’isola: turisti e isolani osservano dal molo la tartaruga che ritorna nel suo ambiente naturale.

Il Centro recupero linosiano si occupa anche della salvaguardia dei nidi che sono depositati sulla spiaggia di Pozzolana. Quest’anno le nidificazioni erano ben quattro, ma in passato si è addirittura arrivati a contarne sei: una densità di nidificazione senza paragoni nel Mediterraneo, se si considerano le piccole dimensioni della spiaggia (lunga meno di un centinaio di metri). La prima schiusa si è avuta la notte del 14 agosto: dal primo nido sono emersi una quarantina di tartarughini. Nei giorni e nelle notti successive si sono schiusi gli altri. A vegliare sulle piccole nascite i volontari del Centro ricerche che, a turno, hanno garantito una sorveglianza di 24 ore su 24 in spiaggia.

I risultati raggiunti in 16 anni di attività del Centro recupero sono molto positivi. «Abbiamo curato più di mille tartarughe – afferma Nannarelli -. Nel Mediterraneo solo il Centro di Barcellona ha numeri paragonabili al nostro. Oggi purtroppo vengono a mancare alcuni finanziamenti europei e regionali del passato e questo rende le cose più difficili. Il nostro centro ha collaborato in questi anni a numerose sperimentazioni: da quella sulle esche artificiali a quella sugli ami circolari. Quest’ultima ha dato buoni esiti e potrebbe rappresentare in futuro la salvezza di tante tartarughe». Le tartarughe ringraziano e libere e solitarie continuano a solcare il mare.

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Gianni Giacobino

14 settembre 2010

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