Riv/Ev-oluzione

Per lavoro sono alle prese con un testo di ecologia e mi sono trovato a riflettere su come certe regole e principi assumano un valore particolare di fronte ai mutamenti oggi in atto nella nostra società (non dite che non ve ne siete accorti che qualche cosa sta cambiando!). Quando le condizioni ambientali di un dato habitat cambiano, gli organismi sono obbligati a dare delle risposte dalle quali dipende la loro sopravvivenza o estinzione. In certi casi le popolazioni potranno, come si dice, “tirare la cinghia” in attesa che la situazione torni come prima, ma quando i cambiamenti sono epocali (e quelli in atto hanno tutta l’aria di esserlo), le uniche alternative sono evolversi o estinguersi. Estinguersi è abbastanza facile: si hanno meno risorse a disposizione, trovare cibo diventa sempre più difficile; meno si mangia meno si hanno energie per fare altro come, ad esempio, riprodursi. E se le nuove generazioni diminuiscono la spirale non può che essere negativa, come dimostrano dinosauri e schiere di fossili appartenenti a specie che non ci sono più. Evolversi, invece, è leggermente più difficile. Innanzitutto è necessario che ci sia qualcuno che abbia, senza necessariamente saperlo, le caratteristiche giuste per sfruttare le mutate condizioni ambientali. A volte basta poco per cominciare: un colore un po’ diverso, una pinna più ampia, scaglie più leggere, un po’ di grasso in più o in meno e cosi via. Come le ciliegie, un carattere vantaggioso ne tira un altro e alla fine, voilà, ecco una specie nuova perfettamente adattata all’ambiente che cambia.

Negli animali culturali come l’uomo, l’evoluzione può seguire altre vie, più rivoluzionarie. In questo caso non servono tanto le caratteristiche geneticamente trasmissibili quanto le idee purché siano utili, vantaggiose per la specie e, ovviamente, trasmissibili.
C’è un’altra differenza tutt’altro che trascurabile tra evoluzione e rivoluzione. La prima, di solito, procede lentamente mentre la seconda può essere decisamente più rapida anche se poi i suoi effetti sono destinati a protrarsi nel tempo. Oggi i mutamenti in atto ci obbligano a fare delle scelte che determineranno come non mai il nostro futuro. E forse la differenza rispetto a un ieri neppure troppo lontano è che adesso siamo costretti a decidere e soprattutto a programmare sul serio il futuro. Può non piacere, ma potrebbe essere un vantaggio. Soluzioni alle quali non avremmo mai pensato o che avremmo scartato a priori perché scomode, adesso possono rivelarsi altrettante vie d’uscita. Dovremo cambiare il modo di consumare le risorse utilizzando ciò che abbiamo più vicino ed evitando gli sprechi, recuperare il rispetto e l’amore per il prossimo e rivalutare i beni immateriali come la cultura, il paesaggio, il bello. Ricordiamoci poi che tutti abbiamo un cuore e una testa che non viene ancora fabbricata in serie come non lo è ciò che ci circonda e che ancora riusciamo a riconoscere come natura. E, infine, non dimenticate che se il prefisso “eco” precede tanto “logia” che “nomia” un motivo ci deve pur essere.

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