Rifiuti sporchi e Grotta Azzurra

La notizia, se si superano la tristezza e l’amarezza che provoca, rasenta l’inverosimile con sfumature di grottesco e tragicomico: a Capri due persone (evidentemente alieni che non hanno ancora capito dove vivono) sorprese a lordare con liquami le acque antistanti la Grotta Azzurra; sempre a Capri, un gentile, anziano signore, titolare a quanto si legge del Bagno Tiberio, “gioiellino caprese entrato in centinaia di foto d’epoca e reportage”, sorpreso a liberarsi nel mare antistante il gioiellino dei cocci di centinaia di bottiglie.

….ma come, uno dei mari e dei luoghi più decantati e celebrati al mondo, ispirarazione di sogni e canzoni, simboli delle bellezze naturali di questa martoriata Italia, vanto della napoletanità, – mare, Capri e Grotta Azzurra- il cui solo nome stempera l’idea di buio e paura propria degli antri e degli oscuri recessi con la levità, gli spazi e le speranze evocati dal colore, quell’azzurro in cui oltretutto ci esaltiamo in occasione di nazionali glorie sportive (azzurro non è anche il colore dei partenopei per cui certamente tiferanno i nostri eroi!) o di meno entusiasmanti agoni politici- pezzo di paradiso in Terra anzi essi stessi già potenziale paradiso, offesi, oltraggiati, umiliati dai gesti insani di persone che proprio dalla bellezza e dal richiamo di quei luoghi traggono lavoro e, si suppone, guadagno.

Saranno i soli? O solo i più sprovveduti?…..sarà la prima volta? (“Lo fanno tutti, lo faccio anche io”
Si difende l’attempato quasi ottuagenario gestore o proprietario dei bagni). Immagino questo gentile, anziano signore – certamente “educato”…buon giorno, buona sera…si accomodi…in cosa posso servirla – accompagnare con aria servizievole e suadente l’allegro sciamare dei suoi clienti (italiani, tedeschi, inglesi, americani, francesi, olandesi, australiani, svizzeri, nuovi ricchi russi, giapponesi…..), decantare la cucina del suo locale, la bellezza dei luoghi….. il golfo partenopeo, Napoli, Capri, la Grotta Azzurra, gioielli appunto cui nulla aggiungere.

Notizia da prima pagina o piccolo trafiletto?
La notizia affonda e può sfuggire, forse, nella tragicità o nella fatuità delle migliaia di altre notizie che quotidianamente ci sommergono in questa calda estate, ma c’è un qualcosa di oscuro, di paradossale nell’atto e credo che meriti qualche riflessione. La gravità non è, infatti, tanto o solo nel criminoso atto ambientale (sono anni che le cronache ormai ci abituano a non meno gravi anche se più discreti sotterramenti, interramenti, sparpagliamenti, affondamenti di rifiuti, anche più tossici e nocivi) quanto nella stolidità del medesimo per dove, per come è avvenuto e da chi è stato posto in essere.
L’apprezzamento, la considerazione, l’attenzione per la bellezza e la qualità dei luoghi in cui abbiamo la fortuna di vivere sono scaduti così in basso, l’insensibilità, il disprezzo, il disinteresse, l’indifferenza per il bene comune, per l’ambiente che ci circonda fatto di natura ma anche dalle altre persone (anche gli ignari, ammirati clienti del Bagno Tiberio) con i loro interessi, i loro piaceri, la loro esigenza di vita, sono gonfiati a tale misura che dobbiamo aspettarci di tutto.

Perchè?
Perché? allora…è la prima, spontanea, domanda.
Costa troppo smaltire i liquami o i rifiuti della propria attività, provare a differenziarli….non c’è o sono inadeguati i servizi locali di depurazione, raccolta e smaltimento? Può darsi, le cronache degli ultimi mesi ne hanno peraltro parlato a lungo, non sufficienti comunque a giustificare atti così insensati. Solo incuria, fretta, superficialità?…..mi rifiuto di credere che i signori in questione, in particolare l’attempato titolare dei Bagni Tiberio, non siano mai stati sfiorati da notizie ed informazioni circa l’esigenza e le modalità di un corretto smaltimento dei rifiuti: proprio in questi giorni scorrono le immagini televisive di una campagna ministeriale contro l’abbandono di rifiuti…piedi nudi, sabbia dorata e cedevole sotto i passi e naturalmente i segnali della nostra inciviltà (si potrebbe peraltro discutere a lungo non certo sulla qualità o sull’opportunità del messaggio, evidentemente necessario, ma sull’efficacia di questo tipo di azioni educative….).
E’ stato forse per pura ignoranza che i nostri si sono comportati da veri trogloditi, lanciando l’osso spolpato fuori della grotta (…che sia allora colpa della Grotta Azzurra?).
Perché, perché….. Sono stati atti volutamente e consapevolmente dolosi, con un lampo supremo di genialità autolesionistica che li trasforma quasi in “poesia” del male o, forse peggio, esito incontrollato di una discreta carenza di pensiero?

Una possibile spiegazione
Provo a cercare una spiegazione: temo, ed è una spiegazione ancora più dolorosa e faticosa da accettare, che tali comportamenti siano imputabili solo a pura indifferenza e ad una ormai radicata, incommensurabile, vincente e non so più quanto emendabile, mancanza di rispetto, per il mondo, per la bellezza, per gli altri, per sé stessi.
Il Prof. Duccio Demetrio, che insegna Filosofia dell’educazione all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, intitola una sua recente, incoraggiante, pubblicazione “L’educazione non è finita – Idee per difenderla”: certo episodi come questo, emblematici, come gli innumerevoli quotidiani, insulti all’ambiente (che in realtà sono insulti e danni a noi stessi, forme di vita “consapevole”, e non all’ambiente fisico in quanto tale, indifferente a noi, in grado di reagire e di ributtarci addosso tutte le nostre incongruenze) non predispongono all’ottimismo.
Il caso di per sé, per le modalità e l’ambiente in cui si è svolto, è più grossolano e grottesco che drammatico: pensiamo quanti casi analoghi, ben più gravi nella forma e nella sostanza, si sono verificati, riportati dalle cronache negli anni quando scoperti, o ancora subdolamente e pericolosamente nascosti sotto terra, in antri, anfratti, nelle profondità marine: tutti comunque riconducibili all’inciviltà della “relazione” fra gli uomini e l’ambiente, fra gli uomini e gli uomini.
Tecnicamente il “caso” della “Grotta/discarica Azzurra” è in qualche modo risolvibile: colti sul fatto, i gentiluomini pagheranno, si spera, in base alle sanzioni previste dalle leggi in materia di tutela dell’ambiente; se posso aggiungere una proposta di inasprimento della pena suggerirei:

  • di privare lorsignori della cittadinanza italiana, campana, caprese per il danno di immagine arrecato;
  • di privare lorsignori, quando non già previsto, della licenza commerciale (in qualità di potenziale cliente, che affidabilità mi garantiscono gestori e proprietari di tal fatta?);
  • depennare all’istante le persone in questione da partiti, organizzazioni, associazioni che si dichiarino progressiste, umanitarie, orientate all’ambiente, alla socialità, alla sostenibilità, cui fossero stati per distrazione iscritti;
  • di iscrivere d’ufficio lorsignori alla Lega Nord per l’esemplare e pratico disprezzo dimostrato nei confronti di bellezze naturali del Sud che appartengono a tutti, ma proprio a tutti gli abitanti del Pianeta, intese anche come “simboli” decantati di bellezza nazionale ed italianità;
  • di aggiungere almeno in calce al menu del locale, qualora per vie traverse facilmente immaginabili, conservino licenze ed esercizi, “Qui si distribuiscono rifiuti, anche gratis”.

I rifiuti in mare? Non credo fossero tossico nocivi (almeno è sperabile, consideratane la provenienza, ormai non c’è più limite al peggio….): quelli non dispersi o disciolti, potranno essere asportati; interverranno l’ARPA, gli uffici ed i laboratori preposti con le deboli forze consentite per verificare la balneabilità; i cocci di bottiglia? magari ci penseranno i soliti rompiscatole di verdi ambientalisti o i volontari di Legambiente…..basta aspettare la ricorrente iniziativa “Puliamo il mondo”. Giustamente Legambiente, credo e spero altre associazioni ambientaliste e associazioni di consumatori chiedono “tolleranza zero contro la barbarie di chi demolisce un patrimonio unico al mondo”.Sembra che nel misfatto dei cocci di bottiglia (siamo sicuri che sia – e già basta e avanza – solo quello?) il Sig. Carlo De Martino si sia fatto aiutare da un dipendente, uno dei camerieri, un cingalese di 41 anni (complice consapevole? Costretto, ancorchè riottoso, pena il licenziamento?…sappiamo come vanno certe cose….. Un diversivo in barca alternativo alla fatica del servizio ai tavoli?): non c’è da stare allegri…..e ricadiamo nel concetto di “rispetto”.

Chissà perché, nel caso di costrizione subdola del dipendente, mi vengono in mente altri episodi in cui la dignità ed il rispetto per l’altro, per il “subordinato”, il corretto e doveroso riconoscimento per le funzioni svolte, magari per le sue idee sono a dir poco sottovalutate: non è incoraggiante quello scattare di tacchi e di saluti allo sbarco da aerei di Stato dell’ex Generale della Finanza Sig. Speciale, ora onorabilmente in Parlamento, con spigole e congiunti al seguito (ho sempre ammirato quegli esponenti politici dei paesi del Nord Europa che, smontati dal lavoro, andavano – non so se lo fanno ancora – a farsi la spesa da soli come un qualsiasi cittadino norvegese o svedese o danese e mi chiedo perché i nostri debbano sempre viaggiare circondati, intralciati, impediti da nuvolette di collaboratori e guardiaspalle: paura?…necessità di farsi largo tra la folla osannante che aspira come massima gioia a toccare gli eletti, ad una strettina di mano, ad un buffetto, una strizzatina di gota, una pacchetta sulla spalla?…mah!)
Esempi minimi certamente, sciocchezze si dirà, ma anche emblematici di un certo modo di intendere ed interpretare ruoli che comportano il potere di “disporre” (oltre che operativamente di persone, anche di orientamenti culturali, ideali, comportamentali, ecc.), che hanno insito il concetto di predominio, di superiorità, di supremazia ancorchè esercitati con maggiore o minore enfasi a seconda delle sensibilità e delle caratteristiche individuali.
….come quell’attenzione premurosa richiesta a dipendenti di Stato per accompagnare, una o due estati fa, l’immersione tutelata ed esclusiva del Presidente della Camera Fini all’interno di un’area marina protetta, un santuario naturale precluso a tutti gli altri mortali. Colto inopinatamente da un teleobiettivo il Presidente si salvò in angolo pagando, credo abbastanza tranquillamente, la sanzione. Il riscatto del Presidente Fini subacqueo peraltro continua: a pagina 13 di “la Repubblica” di giovedì 20 agosto 2009, sotto una fotografia ed il titolo”Gianfranco sub all’Isola del Giglio per collocare il Cristo degli abissi” compaiono queste parole “Molti anni fa ho conseguito il brevetto d’istruttore – ha affermato Fini, che ha parlato di rispetto per l’ambiente e della necessità di sensibilizzare la gente a questo tema – Tra le materie da insegnare ai giovani ci dovrebbe essere anche la tutela ambientale”.
Partiti dalla Grotta Azzurra, passando con due capriole attraverso il Potere e la sua “relazione” con l’ambiente fatto di natura e di altri uomini (mare, hoo mare posso riempirti di rifiuti e lo faccio e tu fallo con me anzi magari fallo per me, finanziere salutami quando scendo dall’aereo con le spigole, vigile del fuoco subacqueo proteggi la mia solitaria (quasi) immersione in acque già protette, sapete cosa dovete farne della bandiera italiana? …….affermazioni di un attuale Ministro della Repubblica Italiana, ma non sono che piccoli esempi di uno scempio che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi in tutti i campi) siamo ritornati a parlare di ambiente, di tutela ambientale, di insegnamento, di educazione ambientale, di sostenibilità.

Mi permetto di ricordare che di una “relazione” più consapevole e corretta della società umana con l’ambiente si parla ormai da molti anni: cito, giusto come data indicativa per un inizio “politico” della questione, il 1972, anno della “Conferenza della Nazioni Unite sull’ambiente umano” tenutasi a Stoccolma da cui emanò la “Dichiarazione di Stoccolma” il cui punto 19 così ambiziosamente recitava: “L’educazione sui problemi ambientali, svolta sia fra le giovani generazioni sia fra gli adulti, dando la dovuta considerazione ai meno abbienti, è essenziale per ampliare la base di un’opinione informativa e per inculcare negli individui, nelle società e nelle collettività il senso di responsabilità per la protezione e il miglioramento dell’ambiente nella sua piena dimensione umana. E’ altresì essenziale che i mezzi di comunicazione di massa evitino di contribuire al deterioramento dell’ambiente. Al contrario, essi devono diffondere informazioni educative sulla necessità di proteggere e migliorare l’ambiente, in modo da mettere in grado l’uomo di evolversi e progredire sotto ogni aspetto.”
In realtà il “pensiero ecologico” ha trovato voce in singole personalità in epoche ben precedenti ( si legga a proposito il bel volume “Dizionario del pensiero ecologico” Da Pitagora ai no-global” di Della Seta-Guastini).

Sono trascorsi quasi quarant’anni di delirio sociale e ambientale che quasi quotidianamente ci raccontiamo sui giornali (certo a molte persone, a molte società è andata anche bene ma, considerato che la Terra è sempre più piccola e la società è sempre più “globalizzata”, ci sentiamo onestamente di affermare che la situazione ambientale e sociale complessiva sia soddisfacente? Pensiamo che la via migliore sia difendere ad oltranza il nostro piccolo guscio svillaneggiando ed umiliando l’intorno che comunque preme alle porte? Siamo sicuri che invitare il Presidente della Camera Fini, il quale suggerisce che l’Italia sia patria per chi viene da lontano, a “dire qualcosa di destra” (Ministro Calderoli da “la Repubblica” di venerdì 21 agosto 2009) sia davvero un bene per gli italiani tutti….che dietro quel “qualcosa di destra” non si nasconda un atteggiamento di disprezzo e rifiuto per tutto quello che non è nelle nostre tasche ed appartiene a tutti come il mare di Capri e la Grotta Azzurra?). A Stoccolma hanno fatto seguito importanti Conferenze internazionali (Rio de Janeiro, Johannesburg ed altre ancora più specificamente dedicate all’Educazione ambientale) che hanno indicato percorsi, suggerito il perseguimento e la formazione di atteggiamenti mentali, orientamenti di maggiore attenzione culturale alla “relazione” fra gli uomini, le loro società e l’ambiente; siamo all’interno del “Decennio 2005/2014 delle Nazioni Unite per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile” (qualcuno dei nostri politici lo ricorda, considerato che la “sostenibilità” è ormai il filo rosso che dovrebbe legare tutte le politiche settoriali) i cui obiettivi generali sono così espressi : “Il Decennio delle Nazioni Unite dedicato all’Educazione per lo Sviluppo Sostenibile è un’impresa complessa e di lungo termine. Le implicazioni ambientali, sociali ed economiche sono enormi e toccano moltissimi aspetti della vita della popolazione mondiale. Lo scopo ultimo del DESS è l’integrazione dei principi, dei valori e delle pratiche dello sviluppo sostenibile in tutti gli aspetti dell’educazione e dell’apprendimento. Questo sforzo educativo dovrà stimolare nei comportamenti cambiamenti tali da rendere il futuro più sostenibile in termini di salvaguardia ambientale, progresso economico e equità della società per le generazioni presenti e future.”

Si può fare di più.

Siamo sicuri, viene da domandare ai Primi Ministri, ai Ministri che negli anni si sono susseguiti nei vari dicasteri, in primis Ambiente e Istruzione, a coloro che in varia forma e misura hanno avuto, hanno o avranno responsabilità circa le sorti e la qualità di vita in questo Paese, che si sia fatto tutto il possibile per tradurre a livello di cultura ed operatività le suggestioni emerse dai vari consessi internazionali e sottoscritte con enfasi in accordi, protocolli, documenti siglati in tempi diversi a tutti i diversi livelli di amministrazione? Io sono reduce da circa trent’anni di lavoro presso la Regione Piemonte, trascorsi con l’orgoglio di lavorare in una amministrazione pubblica per il bene pubblico, trascorsi continuativamente all’Assessorato all’Ambiente occupandomi sostanzialmente di quella che riduttivamente è ancora indicata come “Educazione ambientale”…e pervicacemente continuo ad occuparmene, perché l’EA è una malattia, un credo e non se ne esce: alla domanda di cui sopra, essendo coinvolto e corresponsabile per la mia parte, di questo sfacelo progressivo, risponderei per esperienza con forti dubbi e perplessità.
Mi riconosco in quel disagio, in quella insoddisfazione del vivere contemporanei descritti da Giorgio Bocca nel “Disagio di dover vivere nell’Italia di Papi” pubblicato su “Venerdì di Repubblica” del 21 agosto 2009. Sono un lettore di “la Repubblica”, difficile non accorgersene se si è arrivati fino a questo punto; non leggo altri quotidiani, di altro orientamento e sbaglio; mi piacerebbe sentire l’opinione, cogliere le motivazioni di chi non si riconosce in queste considerazioni; mi piacerebbe che nelle riaperte “scuole di politica” (sempre “Venerdì di Repubblica n. 1118) si scambiassero i relatori, gli esperti: forse è un po’ facile e poco costruttivo essere d’accordo quando si è di fondo d’accordo. Accettare di mescolare i discorsi (se condotti con onestà intellettuale e con l’intento di fare percorso comune attraverso il leale confronto di idee, quello che manca oggi in Italia, educati come sempre più siamo a prevaricare ed imporre più che a parlare, ascoltare, riflettere ), come adottare criteri di governata “accoglienza” di realtà culturali e sociali diverse, può portare a benefici risultati.
E poi non stancarsi di “partecipare”, non sottrarsi, segnalare, stigmatizzare, in modo piano , sereno, convincente comportamenti che abbiamo avvertito come lesivi della nostra dignità, della visione del mondo e del futuro che crediamo più giusto ed equo, come ha fatto la lettrice Bianca Consiglio di Bari, di cui è stata pubblica la lettera “Se un leghista dice “Che schifo Bari”, sempre su “la Repubblica di mercoledì 19 agosto 2009. Forse l’educazione sostenibile, per dirla alla Stephen Sterling, passa anche di qui.

Carlo Bonzanino

1 settembre 2009

 

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