Pesca: Coldiretti, scattato Fish dependence day. Si mangia pesce estero

(ASCA) – Roma, 15 apr – E’ scattato il Fish dependence day giorno in cui si e’ tecnicamente esaurito il pesce ”Made in Italy” e si comincia a mangiare quello importato. Lo comunica Impresa Pesca Coldiretti lanciando l’allarme sulla accresciuta dipendenza dall’estero per i consumi di pesce a fronte del grado di autosufficienza dell’Italia sceso dal 32,8% al 30,2% negli ultimi due anni secondo il report di Ocean 2012. Contestuamente, diminuisce il consumo di pesce nel paese e si moltiplicano i casi di pesce straniero spacciato per italiano. Rispetto allo scorso anno le disponibilita’ nazionali di pesce – sottolinea la Impresa Pesca Coldiretti – si e’ esaurita con una settimana di anticipo a conferma delle crescenti difficolta’ che devono affrontare i pescatori italiani che impiegano circa 13.500 imbarcazioni nella raccolta soprattutto di alici, vongole, sardine, naselli, gamberi bianchi, seppie, pannocchie, triglie, pesce spada e sugarelli.

La classifica delle produzioni per volume di fatturato – precisa Impresa pesca Coldiretti – vede, invece, primeggiare il nasello, davanti ad alici, seppie, gamberi bianchi, scampi, pesce spada, gamberi rossi, vongole, pannocchie e sogliole. Il deficit nazionale – denuncia Impresa Pesca Coldiretti – potrebbe ulteriormente aumentare per effetto della crisi che ha determinato un riduzione dei prezzi di vendita ed un aumento dei costi di produzione che per circa la meta sono rappresentati dal gasolio mentre si fa sempre piu’ grave la stretta creditizia delle banche. La forbice tra prezzo all’origine e prezzo al consumo si e’, infatti, sempre piu’ allargata. Mediamente su ogni euro del prezzo al consumo agli operatori di settore sono destinati solo 25 centesimi. Secondo elaborazioni di Impresa Pesca Coldiretti su dati Ismea, anche per effetto della crisi, il consumo domestico di prodotti ittici e’ diminuito complessivamente dell’1,5% nel 2012. In calo, soprattutto, gli acquisti di pesce fresco, scesi del 3% rispetto allo scorso anno ed, in particolare, di alici (-9,9%), calamari (-8%) e vongole. Ad aumentare le difficolta’ il fatto che due pesci su tre consumati in Italia provengono dall’estero, ma attualmente la legge sull’etichettatura prevede la sola indicazione della zona di pesca che peraltro non e’ prevista obbligatoriamente per il pesce servito al ristorante. Secondo Impresa Pesca Coldiretti solo rendendo obbligatoria l’etichettatura d’origine potra’ essere garantita piena trasparenza rispetto alla situazione attuale in cui si moltiplicano i casi di pesce straniero spacciato per italiano. Basta pensare al pangasio del Mekong, venduto come cernia, fino al polpo del Vietnam spacciato per nostrano. Ma – denuncia Coldiretti – ci sono anche l’halibut atlantico spacciato per sogliola, il dentice dalla Mauritania e le vongole turche, mentre i gamberetti sono spesso targati Cina, Argentina, Mozambico o, ancora, lo stesso Vietnam, dove peraltro e’ permesso un trattamento con antibiotici che in Europa e’ vietato in quanto pericoloso per la salute.

fonte : www.asca.it 

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