Le acque minerali

Se si sceglie di consumare delle acque minerali occorre sapere che non sono tutte uguali, anzi le differenze tra l’una e l’altra possono essere sensibilmente marcate. Occorre dare uno sguardo attento alle etichette, non solo per capire se l’acqua è frizzante grazie all’aggiunta di anidride carbonica, ma anche da dove viene, quanti km ha percorso e quali dei 48 parametri di analisi di legge sono riportati in etichetta. Il valore del residuo fisso a 180° indica la quantità di sali minerali disciolti, sotto i 50 mg/L l’acqua è minimamente mineralizzata ed è indicata nell’alimentazione dei neonati, per gli ipertesi, per chi soffre di calcoli e favorisce la diuresi. Tra i 500 e i 1000 mg/L l’acqua è mediominerale e può essere utile agli sportivi che devono reintegrare sali minerali dopo attività fisica. Il sodio dovrebbe essere sotto i 20 mg/L per combattere l’ipertensione e la ritenzione idrica. I nitrati sono un parametro da tenere d’occhio, dovrebbero essere inferiori a 10 mg/L per l’alimentazione dei neonati e inferiori ai 45 mg/L per il consumo degli adulti. Le acque con calcio superiore a 150 mg/L (calciche) sono indicate in gravidanza e per chi soffre di osteoporosi, con ferro bivalente superiore a 1 mg/L (ferruginose) sono indicate per gli anemici, i lattanti e gli sportivi, con cloruro superiore ai 200 mg/L (clorurata) può avere effetti lassativi, con fluoro superiore a 1mg/L (fluorata) rinforza i denti, ma deve essere consumata con moderazione. In generale, l’acqua che beviamo deve rientrare nei parametri di legge, deve essere controllata, trasparente, microbiologicamente pura e consumata nelle giuste quantità. Il nostro consiglio? Rimane sempre lo stesso: usate quella del rubinetto!

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