Giornata Mondiale della Terra. Un nuovo inizio?

La Giornata Mondiale della Terra compie 50 anni. Un compleanno particolare che, segnato dalla pandemia scatenata dal Coronavirus, può essere finalmente occasione per costruire un nuovo umanesimo.

L’EARTH DAY è la più grande manifestazione ambientale del pianeta, l’unico momento in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia. La Giornata della Terra, momento fortemente voluto dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promosso ancor prima dal presidente John Fitzgerald Kennedy, coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo.

 

UN NUOVO INIZIO?

In questo anniversario dei 50 anni della Giornata Mondiale della Terra sarà inevitabile declinare la riflessione pensando a quanto l’attuale pandemia ci abbia ricordato la nostra vera natura: quella di animale fragile, di preda. In poche settimane, privi delle nostre sicurezze, ci siamo scoperti non più padroni dei nostri spazi e del nostro tempo.

Il Coronavirus ci sta braccando e noi, rinchiusi nelle nostre modernissime caverne, siamo tornati a muoverci per l’essenziale, usciamo quasi solo per nutrirci come i nostri antenati cacciatori e raccoglitori. Ci siamo riscoperti non più al vertice della ‘piramide’ che immaginavamo e soprattutto abbiamo capito che non sempre il pesce grande mangia il pesce piccolo.

Paradossalmente però, per la razza umana, questo è il momento per una vera presa di coscienza collettiva. Il momento in cui possiamo sostituire davvero l’ego con l’eco.

Appurato che siamo ufficialmente non indispensabili a quell’ambiente che in breve ritrova equilibri e spazi, mentre ci affanniamo nelle fasi 1 e sogniamo fasi 2, dovremmo chiederci: cosa stiamo imparando?

Quello che in fondo abbiamo sempre saputo: che la Natura può fare benissimo a meno di noi. Questo ovviamente non significa auspicare la nostra stessa estinzione, in un moto di fanatismo ambientalista. Abbiamo un ruolo nello scacchiere ecologico, semplicemente non è quello che avremmo voluto.

Non siamo i dominatori del Pianeta. La scienza -che sicuramente troverà una soluzione per Covid19- ha già ben altri limiti da superare e problemi ai quali rivolgersi. Noi, nelle nostre collettività, rappresentate da Governi e messe in moto dalle nostre scelte, dovremo fare i conti prima di tutto con noi stessi e con quelle limitazioni psicologiche figlie di un cervello che ci nasconde i danni da noi stessi prodotti.

Il nostro essere parte della Natura (e non superiori-estranei alle sue dinamiche) non è limitato a ciò che stiamo vivendo, nonostante la nostra narrazione della pandemia sia totalizzante e terrorizzante. La nostra problematica relazione con la Terra non è fatta solo di “invasioni” di ecosistemi di spingono virus fino ad allora isolati nella loro culla ecologica a scieglierci come nuovo organismo ospite. E’, soprattutto, una storia fatta di un inquinamento atmosferico che sembra inarrestabile, di oceani soffocati dalla plastica, di cambiementi di sostenibilità troppo lenti per dare risultati, di fonte energetiche alternative viste come ostacoli e non come opportunità.

 

QUI E ORA

Il virus nella sua immediatezza ci ha risvegliati. Ci ha ricordato quanto sia determinante per noi umani la forza del “qui ed ora” e, allo stesso tempo, ci sta dando la possibilità di riflettere sulla nostra collocazione ecologica.

Tutto questo mentre, da decenni, in un programma molto più diluito nel tempo e -ahinoi- meno intuibile, sfilano i danni che stiamo arrecandpo al Pianeta. Danni figli di molte generazioni passate e pronti ad affliggere la nostra e molte generazioni future. Il tutto solo cronologicamente più lento ma non meno devastante.

Il nostro straordinario cervello ci tiene al riparo da ciò che ci spaventa e la nostra prospettiva di vita, per quanto vada ad allungarsi, non concepisce realtà che possano realizzarsi tra 120 o 150 anni.

Così, il nostro miglior strumento di reazione alla situazione che noi stessi abbiamo creato ci tappa gli occhi per proteggerci. Siamo i carnefici di noi stessi e lo saremo anche dei nostri figli e dei nostri nipoti. Abbiamo già gettato le basi per un futuro dal quale non si salveranno indossando mascherine e dedicandosi allo smartwoking.

Ironia amara della nostra complessa fragilità, ad oggi abbiamo più certezze scientifiche su un futuro catastrofico che riguardo il Coronavirus ma questo è un volo troppo complesso per la nostra capacità di comprensione e sopportazione.

Ecco perchè questo è un momento di svolta e questa Giornata della Terra una potenziale pietra miliare.

Il virus ha spalancato una specie di porta temporale attraverso la quale possiamo sbirciare ed intuire il Mondo senza di noi. La nostra occasione per una “rivoluzione ambientale che sia un nuovo umanesimo” (citando Telmo Plevani) è qui e ora. Basta aprire gli occhi.

Scrive per noi

Andrea Ferrari Trecate
Andrea Ferrari Trecate
Laureato in diritto ambientale, si è presto
convinto che le sfide ecologiche non si
vincono nei tribunali. Crede nell’intelligenza
delle persone e che la buona comunicazione
serva a risvegliarne la consapevolezza per
cambiare il mondo.

Andrea Ferrari Trecate

Laureato in diritto ambientale, si è presto convinto che le sfide ecologiche non si vincono nei tribunali. Crede nell’intelligenza delle persone e che la buona comunicazione serva a risvegliarne la consapevolezza per cambiare il mondo.

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