Fatti non foste…

Mi stavo chiedendo su cosa aprire questo primo oblò del 2012 quando il destino mi ha voluto favorire offrendomi uno spunto del tutto insperato, non tanto per l’argomento in se, quanto per le modalità con cui tutto è accaduto.
Ovviamente, e non potrebbe essere altrimenti, trattandosi di Pianeta Azzurro, intendo riferirmi alla Costa Concordia che nel momento in cui sto scrivendo (4 febbraio 2012) si trova ancora incagliata sulle coste dell’isola del Giglio. I naufragi, purtroppo, esistono, sono sempre esistiti ­- con grande gioia degli archeologi sottomarini e dei cacciatori di relitti -, e sempre esisteranno. Ciò che stupisce, semmai, è il fatto che continuano ad avvenire per “incauto uso del mezzo”, una frase che si può applicare tanto alla gestione della nave quanto del mezzo liquido su cui lo scafo si trova a viaggiare. Purtroppo la tecnologia non risolve tutto un po’ perché le macchine restano tali anche quando ci piace definirle intelligenti (e se il metro è la nostra intelligenza media di primati evoluti tutto si spiega) e poi perché, dietro le macchine, c’è sempre un uomo. Inoltre, ci dimentichiamo che il mare è immenso, potente e sconosciuto (a quanto pare non conosciamo nemmeno tutti gli scogli sommersi) e non può essere sfidato impunemente. Ci aveva provato Serse, che aveva persino fustigato il mare, e gli era andata male, ci avevano provato gli svedesi con il possente vascello Wasa, affondato poco dopo aver salpato le ancore, ci avevano provato gli inglesi della White Star con il Titanic e tutti sappiamo come è andata a finire.

Con il mare bisogna seguire “virtute e conoscenza” e ci vuole prudenza, soprattutto quando alla sua immensità si contrappone un gigantismo che ha solo radici economiche. Più la nave è grande, più gente si può imbarcare e più gente si imbarca più si guadagna (forse più con gli extra che con il biglietto) trasformando un viaggio per mare in una sorta di festa mobile dove il divertimento è obbligatorio. Nel divertimento, a quanto pare, è anche compreso il passaggio sotto costa per fare foto da mostrare agli amici, ma questa volta il passaggio si è trasformato in una veronica (uno dei movimenti chiave e più rischiosi dei toreri) mal riuscita. E adesso il colosso dei mari è lì, pieno di tutto quello che serviva per le sue migliaia di passeggeri che non hanno nemmeno fatto in tempo a capire come fosse organizzata la nave che hanno dovuta abbandonarla. I danni morali sono stati altissimi, quelli legati all’immagine delle nostre navi da crociera ancora di più, e anche se al Giglio non ci sono le barriere coralline (al contrario di quanto sostiene qualcuno intervistato alla radio), i danni all’ambiente (che sono poi quelli che ci interessano di più dopo quelli alle persone) cominciano a manifestarsi. Oli, vernici, derrate alimentari in decomposizione, acque di sentina piano piano defluiscono in mare, inquinandolo. Forse il carburante verrà recuperato, ma ancora non sappiamo se il travaso riuscirà. È una corsa contro il tempo perché la nave si sposta e le mareggiate d’inverno non mancano.

La saga della Costa Concordia è appena cominciata. Affonderà, sarà smontata, riusciranno a  recuperarla? Ai posteri l’ardua sentenza. A me piace immaginare un finale a cui nessuno o quasi ha ancora accennato, e che farebbe la fortuna del Giglio. Se affondasse, la Costa Concordia, diventerebbe il più grande relitto sommerso al mondo, un’attrazione universale paragonabile alla torre di Pisa e ad altri monumenti illustri. Se venisse aperta alle immersioni, arriverebbero dalla Patagonia per scendere su questo relitto. E il mare tra qualche decina di anni sarà ritornato padrone, come di tutto ciò che affonda, e dove c’era capitan Schettino nuoteranno felici le castagnole. Succederà? Chissà? I sogni son desideri…

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