C’ è ancora una strada

Cominciamo con una buona notizia, una di quelle che portano a pensare che il diritto, la giustizia e il rispetto dell’ambiente non siano concetti astratti relegati nei digesti e nelle pandette. La Corte d’Appello del Botswana ha annullato la sentenza che negava ai Boscimani del Kalahari
l’accesso all’acqua nelle loro terre ancestrali. Sostenuti dall’appoggio di Survival International, in prima fila per la difesa della dignità e dei diritti di chi sembra non averne più, i Boscimani avevano fatto ricorso in appello contro  una sentenza della Corte Suprema del 2010 che impediva loro di accedere a un pozzo da cui dipendevano per procurarsi l’acqua. La giuria, composta di cinque giudici, ha sentenziato che: 

– I Boscimani hanno il diritto di attingere acqua dal loro vecchio pozzo, che il governo proibisce loro di utilizzare;
– I Boscimani hanno il diritto di scavare nuovi pozzi;
– Il comportamento tenuto dal governo verso i Boscimani è un “trattamento umiliante”;
– Il governo deve pagare i costi sostenuti dai Boscimani per ricorrere in appello.

Dopo questa premessa, passiamo ad altri problemi. All’inizio di marzo due giorni di pioggia hanno devastato le Marche lasciando lutti e distruzioni. Ma il clima, sconquassato, non fa che il proprio dovere, al contrario dell’uomo che non ha ancora compreso come aria, acqua,
terra, energia, e conoscenza siano risorse speciali, beni primari da cui tutto dipende e la cui fruizione richiede quindi attenzioni particolari e la cui gestione non può essere fatta applicando logiche di mercato. Nel settore acqua giungono le conclusioni del dossier Liberate i fiumi, presentato dal WWF con l’intenzione di sensibilizzare alla tutela, alla rinaturazione e alla valorizzazione dei nostri corsi d’acqua. Innumerevoli i mali causati dall’interferenza umana individuati: dalla canalizzazione e infrastrutturazione della rete idrografica, al consumo e all’impermeabilizzazione dei suoli, dalla distruzione della vegetazione naturale ai progetti di navigazione come ultima scusa per cavare sabbia e ghiaia dal letto dei fiumi, che poi vengono riempiti con discariche, fino all’impatto ambientale di agricoltura e florovivaistica.
Eppure qualche fiume in buono stato, tanto da aiutarci a capire che cosa potrebbe essere un corso d’acqua, c’è ancora e i sistemi per provare a invertire queste tendenze ci sarebbero. Ma, evidentemente, i principi del laissez faire sono duri a morire. Se i fiumi piangono, i mari non ridono. In Sardegna, una condotta di una centrale di Fiume Santo ha perduto migliaia di litri di olio combustibile, che si sono riversati in mare interessando un tratto di costa di una quindicina di chilometri. Nulla di paragonabile a quanto successo nel Golfo del Messico e forse per questo la notizia è passata quasi sotto silenzio in tutta la penisola. Ormai le catastrofi devono essere gravi e mortali perché conquistino il diritto di cronaca, preceduti da stragi, omicidi, malaffare politico e altri argomenti simili. Ci rimane l’aria, ma anche qui non va bene, lasciatevelo dire da uno che sfida incoscientemente tutti i giorni polveri sottili e PM 10. A Milano la situazione non è rosea, anzi, è nera direbbero i nostri polmoni e intanto i portafogli diventano verdi per una primavera anticipata dovuta a una multa che ci costerà, dicono, per la violazione della direttiva comunitarie, attorno ai 700 milioni di euro l’anno. Soldi che pagheranno anche gli abitanti dei più ameni e salubri paesini d’Italia.  E il clima? Il grande climatologo James Hansen, uno dei maggiori a livello internazionale, professore del Department of Earth and Environmental Sciences alla Columbia University e direttore del prestigioso Goddard Institute for Space Studies della Nasa, ha scritto Tempeste, un libro sul clima che stiamo per lasciare in eredità ai nostri figli – e forse anche a qualche generazione più in là. In queste pagine l’autore afferma: «credo che il maggiore ostacolo alla soluzione del problema del riscaldamento globale sia il ruolo del denaro nella politica, l’interferenza indebita degli interessi privati. Potreste dire :”Ma è impossibile fermare la loro influenza”. Sarebbe meglio non fosse così, ma le persone, e in particolare i giovani, dovranno essere coinvolti in modo più significativo perché gran parte diqu ello che i politici stanno facendo sul fronte dei cambiamenti climatici è puro greenwashing – e anche se le loro proposte sembrano buone, stanno ingannando voi e se stessi. I politici pensano che se un problema appare di difficile soluzione, il compromesso sia un buon approccio.
Sfortunatamente, la natura e le leggi della fisica non scendono a compromessi – sono quello che sono…». E, forse, è per questo – aggiungerei – che a detta di alcuni la cultura, quella cosa che non dà da mangiare, va ridimensionata o combattuta. Se non conosci, infatti, puoi credere a tutto quello che ti dicono. 
Insomma, a primavera sicuramente rivedremo rose e fiori, ma non so quanto dovremo gioirne. Però, a giudicare da come vanno le cose, l’ambiente non ha perso tutte le occasioni di far parlare e discutere su organi di stampa, televisioni e mass media. C’è ancora una strada a cui forse non avevamo ancora pensato e che non deve essere sottovalutata: facciamo sapere a tutti, gridiamolo nelle piazze che anche l’ambiente sta andando a puttane (e senza nessun impedimento).

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